marmellata di prugneForse il fatto che abbia avuto la fortuna di conoscere “due bambini di Chernobyl” tante estati fa, mi ha fatto apprezzare ancora di più questo libro. Serghey e Thatiana questi i loro nomi. Dalle prime pagine, leggendo la storia di Lyudmila.  e del suo viaggio in Italia mi sono riaffiorati alla mente i ricordi di quei volti spaesati appena arrivati in aeroporto, di quei sorrisi da bambino su occhi sgranati e visi stanchi, di quelle facce davanti a quei gelati che non sapevano neppure scartare, ma non perchè non erano capaci, perchè, semplicemente, non avevano mai visto un gelato in vita loro.

E così non mi è suonato strano che la protagonista del libro non sapesse scendere né salire le scale, che non si fosse mai lavata con il sapone, che nel giro di pochi giorni esprimesse il suo entusiasmo con una vivacità fuori dal comune. Ciò che mi ha invece colpito è il fatto che la sua vita fosse arida di sorrisi ed abbracci, spero non sia stato cosi anche per Serghey e Thatiana ma, se così fosse, leggendo questo libro ho capito l’importanza di queste vacanze terapeutiche, ma non solo sotto l’aspetto prettamente fisico quanto, soprattutto, sotto quello psicologico, affettivo.

Per la protagonista del libro, Lyudmila, le vacanze in Italia sono state la salvezza. Hanno rappresentato non solo la liberazione della radiazioni ma anche dall’aridità di sorrisi. Le vacanze in Italia sono state la bombola di ossigeno per sopportare tutti gli altri mesi dell’anno nella sua casa, per sopportare tutti gli anni della sua vita fino ai novanta, quelli in cui può fare il resoconto, può dare le risposte, può capire. Capire è tutto per lei e piano piano  riesce a riscattare ed a capire non solo sé stessa ma anche suo marito, soprattutto sua madre, capisce che non deve perdonarla perché in fondo non aveva nulla da perdonarle e quella bocca serrata, sempre, era forse l’unica capace di sfoggiare, anche con il rossetto rosso.

Gli italiani, come li chiama lei, hanno saputo darle ciò che le mancava, sono stati i suoi angeli custodi ed il legame con loro è durato anche dopo la loro morte, per generazioni. Io penso spesso a quei due bambini ormai adulti e mi sono sempre chiesta se anche loro si ricordano di noi, dei mie genitori, della famiglia che li ha “ospitati”, ora ne ho l’assoluta certezza. Noi siamo stati i “loro italiani” e forse abbiamo contributo a farne persone migliori come Lyudmila.