Decreto Legge: aiuto reale o pura chimera? 

Finalmente  arriva in Italia un Decreto Legge che riscatta i diritti della donna anche in materia di trasmissione del proprio cognome.

Non è solo una formalità burocratica ma una norma che limita la mentalità maschilistica purtroppo ancora troppo radicata in ambienti retrogradi e provinciali di diversi paesi italiani. Certo è che avere la possibilità di trasmettere il cognome della madre risulta utile non solo per le motivazioni scritte sopra ma, anche e soprattutto, per i figli nati fuori dal matrimonio e non riconosciuti dal padre. Fenomeno sempre più in crescita con incidenze di diversa intensità tra nord e sud Italia.

Parlare con il partner è sempre la soluzione giusta. Ma quando lui non c’è?

Basta, dunque, con la discriminazione tra donna e uomo: la donna ha gli stessi medesimi diritti dell’uomo nel dare il proprio cognome al figlio.

L’approvazione del D.D.L. non è comunque sufficiente ed esaustiva, è solo un primo passo perché necessita di ulteriori modifiche soprattutto per quanto riguarda il potere vincolante qualora la moglie decida di dare il proprio cognome al figlio. È, come afferma un esponente di S.E.L. “un contentino ridicolo” dato che non avviene il contrario.

Diamo ai nostri figli, dunque, entrambi i cognomi o almeno la possibilità, da adulti, di scegliere secondo le loro esigenze e le loro priorità. Ma soprattutto, cerchiamo di parlare con il partner della possibilità reale, in caso si senta il bisogno o si abbia il piacere di farlo, di dare il proprio cognome al bambino senza considerare le ormai antiche e sorpassate tradizioni che riguardano discendenze e “casate”. E nel caso in cui il partner non ci fosse, avvaliamoci di una legge che tutela non solo noi, ma anche il nostro bambino.

Libertà per i genitori e libertà per i figli: l’età moderna aiuta i diritti dei singoli

Essere genitori moderni, all’avanguardia e soprattutto responsabili, significa avere doveri ma anche diritti ed uno di questi è la facoltà di scegliere per la loro piccola creatura appena nata, così da insegnarle fin da subito come i diritti dell’uomo e della donna siano i medesimi.

E in caso di difficoltà di scelta resta sempre valida l’ipotesi di due cognomi differenti,  per omaggiare entrambi i genitori e poter poi dare al figlio, una volta adulto, la possibilità di decidere come proseguire e come agire in merito.