50 anni fa scomparve Charles-Edouard Jeanneret-Gris, meglio noto come Le Corbusier. Fu pioniere nell’uso del calcestruzzo armato ed è stato uno dei padri dell’urbanistica contemporanea; fuse l’architettura con i bisogni sociali dell’uomo medio, rivelandosi geniale pensatore della realtà del suo tempo. Nel 2015 sono molte le iniziative che lo ricordano.

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Si comincia con l’attentissimo restauro del convento di Sainte-Marie de la Tourette. L’edificio terminato nel 1960 a Eveux presenta una corte interna difficile da raggiungere, spazi debolmente illuminati accanto ad altri ampiamente illuminati, volumi come sculture uno a fianco all’altro che proiettano ombre metafisiche.

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Al Centre Pompidou dal 29 aprile al 3 agosto ci sarà una retrospettiva inedita “Mesures de l’Homme”, che rilegge il lavoro del Maestro attraverso la misura del corpo umano, che per Le Corbusier era un principio universale per definire le dimensioni dell’architettura. Albert Einstein elogiò questa sua intuizione affermando: «È una scala di proporzioni che rende difficile l’errore, facile il suo contrario». Al centro della sua produzione e della costante elaborazione teorica ha sempre messo l’uomo, anche a costo di diventare utopico. Come tutti quei sognatori che pensano di poter cambiare il mondo, lascia nella sua eredità anche percorsi interrotti, idee impossibili, progetti che sacrificano la plausibilità all’idealismo della giustizia sociale, ma oggi quando si vede o si frequenta qualche creazione firmata da certe archistar, ci si rende conto di quanto ci manchi la tensione di Le Corbusier nel mettere al centro di qualsiasi progetto l’uomo e i suoi bisogni.

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Se il Maestro non avesse ideato, scritto, progettato, disegnato, sognato, polemizzato, costruito l’architettura del XX secolo non sarebbe la stessa. Ha ideato città, musei, chiese, case, oggetti e quadri.

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Nato in Svizzera nel 1887, si iscrisse all’Ecole d’Art e successivamente entrò a far parte far parte di un gruppo di diciassette allievi aspiranti architetti, scultori, gioiellieri e pittori. Il suo primo incarico consiste nel disegnare la casa per Louis Fallet sul colle di Pouillerel assieme all’architetto René Chapallaz.

Successivamente fece numerosi viaggi in Europa, soggiornando soprattutto a Vienne e Berlino, dove conobbe Walter Gropius e Mies van der Rohe. In seguito si sposta a Parigi, dove trova impiego presso i fratelli Perret, in rue Franklin 25 bis.

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Nel suo testo teorico “Vers une architecture” Le Corbusier aveva enunciato i cinque punti dell’architettura moderna: i Pilotis (i pilastri), il Toit terrasse (il tetto a terrazza), il Plan libre (la pianta libera), la Façade libre (la facciata libera), Fenêtre en longueur (la finestra a nastro).

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