Litigio di Coppia

Nella cultura nostrana si sta affermando sempre si più una nuova figura professionale, quella del mediatore familiare. Le trasformazioni subite dalla struttura familiare e la palpabile precarietà delle relazioni interpersonali intessute al suo interno, soprattutto a causa dei travagliati feedback individuali provenienti dall’esterno, hanno reso necessaria la separazione delle controversie familiari da quelle prettamente giurisprudenziali, risolvibili cioè solo dinnanzi al giudice.

La figura del mediatore è stata dunque creata allo scopo di dirimere più facilmente questioni la cui risoluzione sarebbe generalmente spettata ad un tribunale civile, i cui iter procedurali talvolta richiedono anni. Lassi di tempo eccessivi che nuociono innanzitutto alle neofamiglie appena formatesi, impreparate alle avversità della vita, anche le più banali, pronte a destabilizzarne ogni volta gli equilibri. L’istituto della mediazione familiare invece, interviene in questi frangenti ricorrenti e ciclici nel corso della vita, con una determinazione diversa da quella di un magistrato: non tanto per risolvere il conflitto mediante la vittoria di una sola delle parti, e dunque la sconfitta dell’altra, bensì attraverso il compromesso, trovando un accordo che sia in grado di soddisfare le esigenze di entrambi.

Quando si parla di famiglia e del ruolo della donna all’interno del nucleo familiare moderno, oramai non si può prescindere da temi come l’emancipazione femminile, il lavoro, le quote rosa ed i congedi di maternità.

La maggior parte delle mamme del ventunesimo secolo infatti, non si limita a crescere i figli, preoccupandosi esclusivamente della loro educazione e delle faccende domestiche. Preferisce piuttosto lavorare, conciliando con fatica impegni casalingi e professionali, ma tenendosi stretta la propria indipendenza economica. La stessa istituzione del matrimonio, sorta per custodire e tramandare gli interessi di famiglia, preservandoli dalle mire di estranei appartenenti a lignaggi meno abbienti, è stata completamente travisata. Non si tratta più di un’ unione formale, consacrata per convenzione dalle rispettive famiglie, bensì di un patto a due, un impegno preso per amore del partner e dei futuri eredi. Le nozze si sono finalmente spogliate dei vessilli nobiliari, per vestire i panni di un’ unione paritaria, voluta e sottoscritta dai diretti interessati.

E’ proprio qui, tra ragione e sentimento, che s’insinua il ruolo del mediatore familiare: una figura innovativa, frutto dell’utile combinazione di competenze psicologiche e giurisprudenziali, in grado di offrire supporto concreto alle parti in lite e di apportare dunque con i propri consigli, miglioramenti palpabili per tutta la famiglia. Genitori e figli hanno entrambi diritto alla propria serenità, che risiede anche nel condividere quotidianamente gioie e dolori, a prescindere da qualsiasi ordine gerarchico presistente. Il sussistere di stereotipi culturali e di genere, ha per anni allontanato questa mentalità, rischiando di minare irreparabilmente il sistema famiglia.

Sarebbe quindi ragionevole affermare che, laddove vi siano implicazioni (o complicazioni) strettamente connesse alla struttura delle relazioni familiari, la mediazione familiare funga da nuovo efficace strumento di risoluzione, a metà tra un arbitrato ed una terapia di coppia. Rispettoso del ruolo genitoriale così come delle pari opportunità in famiglia, quello della mediazione è un istituto relativamente recente, sorto negli anni settanta in concomitanza con legge sul divorzio e le lotte femministe, e dunque molto attento alle rivendicazioni del gentil sesso. Violenza domestica e soprusi in famiglia sono oggi tra i temi principali della mediazione, volta a riorganizzare le relazioni interne al nucleo familiare prevenendo separazioni e divorzi, ma anche a difendere le parti coinvolte, avvisando familiari e forze dell’ordine.

Il progressivo deterioramento del sistema famiglia, la perdita dei valori tradizionali, di generazione in generazione sempre più labili, e la velocità con cui i meccanismi di mediazione si stanno diffondendo, fanno pensare all’ affermazione di una società decisamente più laica rispetto al passato, nella quale divengono indispensabili figure superpartes in grado di guardare ai fatti e ragionare con obbiettività.

Ed altrettanto fondamentali saranno le specifiche contenute sul biglietto da visita del libero professionista, volte a confermare qualifiche ed affidabilità.

Quale template scegliere?
Non potendo ripiegare su template già esistenti infatti, molti professionisti della materia preferiscono personalizzare il proprio biglietto da visita, commissionando sagoma e grafica a proprio piacimento, riprendendo tratti della propria personalità e talvolta i colori di un logo personale o del proprio studio professionale. Trattandosi di un profilo tecnico completamente nuovo, quello del mediatore offre la possbilità di dare adito a tutta la propria creatività, non essendo contemplato dai modelli predefiniti per biglietti da visita.

Non sarebbe un caso dunque, se leggessimo su un biglietto da visita , la dicitura psicologo/mediatore familiare. Un vero professionista si avvale sempre di un biglietto da visita adeguato. Tale regola vale anche per i mediatori familiari, ordine ancora poco conosciuto, ma in forte aumento soprattutto a livello territoriale.

Quantunque la categoria non goda di alcun privilegio ed eccetto la registrazione presso la Camera di Mediazione Nazionale, tutt’ora non sia regolamentata da un ordine professionale specifico, nè a livello nazionale nè internazionale, cresce infatti il numero delle persone che sceglie d’intraprendere tale iter formativo.

Ad interessare sembra essere specialmente l’attualità della materia, poco esplorata ma sempre più oggetto di discussione. Un dato sorprendente che sta a dimostrare come la componente psicologica (che il processo di mediazione non può assolutamente trascurare), giochi sicuramente un ruolo fondamentale nell’ innalzamento dell’indice di gradimento riscontrato.

La mediazione familiare puo’ quindi essere considerata a pieno titolo, un valido percorso alternativo alla via legale. Le persone che oggigiorno scelgono metodi anticonformisti, riuscendo così ad aggirare i classici sistemi e burocratismi istituzionali, vincono senza dubbio sullo scetticismo immotivato delle masse meno informate, riuscendo ad ottenere risultati personali anche molto soddisfacenti. Benchè non tutti siano ancora in grado di spiegare esattamente, in cosa consista la consulenza offerta da questi “fantomatici” specialisti, e la truffa sia dietro l’angolo così come in ogni altro ambito della nostra fugace esistenza, la mediazione viene accolta benevolmente dai più. Essa consente di entrare a fondo nelle problematiche familiari e di coppia, utilizzando un approccio innovativo, costruttivo.

A differenza del verdetto del giudice, che pur contemplando le motivazioni psicologiche dei soggetti coinvolti, agisce indipendentemente dalle reciproche aspettative, attenendosi alla normativa in vigore, la relazione finale del mediatore, vaglia ogni possibile soluzione purchè consona all’ordinamento in essere.

Quali sono i fattori principali che nel tempo inducono coppie e famiglie a rivolgersi all’Istituto della Mediazione familiare?

Non è facile stabilire quale sia l’ ingranaggio che una volta saltato, blocchi il funzionamento di un’intera famiglia. Le continue liti dovute a bisogni ed aspettative non soddisfatte, dispute e rivalità concernenti i figli, tradimenti, alleanze genitori-figli, veri e propri schieramenti parentali, incomprensioni ed insidie protrattesi per troppo tempo all’interno delle relazioni familiari e dunque cronicizzatesi, sono solo alcuni dei fattori che generalmente possono indurre una famiglia a recarsi in mediazione.

Le finalità della mediazione sono molteplici e sarebbe impossibile enuclearle tutte in una sola volta. A differenza del processo giudiziale infatti, che tende ad inasprire i contrasti tra vincitori e vinti, ponendosi come uno scontro diretto tra gli attori coinvolti, la mediazione propone un accordo, individuando e mettendo in luce i singoli bisogni degli individui. Tuttavia quello che viene solitamente evidenziato dagli esperti del settore, è che l’intervento del mediatore non deve essere necessariamente volto a dirimere le controversie, quanto più a gestirle, ascoltando le motivazioni di entrambe le parti e aiutandole a trovare un compromesso valido e soddisfacente, qualora vi sia, per tutti i membri della famiglia. Quello che una famiglia, una coppia, o un figlio, otterranno rivolgendosi ad una figura professionale di questo tipo dunque, sarà una chiarificazione ed eventualmente una ristrutturazione delle relazioni interpersonali costruite.