Sembrerebbe che le differenze tra uomini e donne sul mondo del lavoro stiano diminuendo sempre di più.E chissà se fra qualche anno tutti questi discorsi sulla parità non sarà un lontano ricordo…
Una ricerca fatta da Cofimp tra il 2001 e il 2009 che ha conivolto 1200 personne di entrambi i sessi (660 uomini e 540 donne) ha scoperto che i comportamenti sul lavoro di uomini e donne si siano alineati.
A voi sembra buono questo dato? Eppure il negativo c’è.
I coordinatori di questa ricerca Federico Bencivelli e Maurizio Sarmenghi dicono: ““Stiamo assistendo a un appiattimento verso il basso, sia per le donne sia per gli uomini. Il risultato sono relazioni peggiori sul lavoro, persone chiuse in se stesse, appesantite da fatica e senso di isolamento, autoriferite, e soprattutto senza una vera progettualità professionale e personale”
In conclusione: sul posto di lavoro, le donne che da sempre erano più capaci di comprendere gli altri, le loro motivazioni, i loro bisogni stanno diventando sempre più smili agli uomoni vale a dire più “fredde” e calcolatrici.








2 Commenti
La conciliazione tra lavoro e famiglia sembra essere, per le donne, ancora un miraggio. Secondo recenti dati alla nascita del loto primo figlio lavorano 59 donne su 100, ma dopo il periodo di maternità tornano al lavoro solo in 43. Un tasso di abbandono pari al 27%.
Una recente indagine condotta da Manageritalia rivela che se in tutti i Paesi Europei l’occupazione delle neomamme segna un calo nei primi tre anni di vita del bambino per poi recuperare dopo questo traguardo, in Italia il tasso d’occupazione delle donne continua a calare al crescere dell’età dei figli.
Vai alla gallery: Mamme online I motivi sono svariati: le priorità vengono profondamente ribaltate, i costi per baby sitter e nido sono alle stelle, i servizi pubblici offerti a sostegno della famiglia sono rari e spesso inaccessibili alla maggior parte delle mamme, il senso di colpa è in agguato e allora c’è chi sceglie di non tornare a lavoro.
C’è anche, ovvio, chi ci torna volentieri perché ha la fortuna di fare un lavoro che piace e che è remunerativo e chi ci torna perché uno stipendio solo in casa non è sufficiente.
Il quadro è estremamente variegato ma i punti fermi possono essere questi:
• la flessibilità su orari di lavoro e turni è un’utopia per la maggior parte delle donne;
• il part time, che rappresenterebbe una chance interessante, viene spesso respinto e risulta inaccessibile
• il telelavoro resta una parola per lo più sconosciuta (anche se sono lodevoli gli sforzi recentissimi fatti in questo senso dal Ministro Sacconi e i cui frutti si vedranno – forse – in questi giorni)
• spesso al momento del rientro in azienda la mamma/lavoratrice si trova a dover gestire una situazione di disagio che spesso degenera nel vero e proprio mobbing
• i servizi sociali offerti in sostegno alle famiglie (a partire da un assegno familiare all’accesso agli asili nido) sono insufficienti e spesso relegati a qualche volenteroso e più virtuoso comune.
Sarebbe quantomeno interessante se proprio nel giorno della Festa della Donna finalmente le istituzioni e le parti sociali trovassero un accordo su come favorire una conciliazione tra lavoro e famiglia.
Ciao Silvia, noi ci occupiamo da svariati anni del tema del work life balance.
I cambiamenti del mercato del lavoro e le trasformazioni sociali, che hanno coinvolto il personale e le organizzazioni negli ultimi anni, hanno posto il tema della conciliazione tra lavoro professionale e vita familiare all’ordine del giorno per il mantenimento e lo sviluppo dell’occupazione, soprattutto nell’ambito femminile.
A questo riguardo, è possibile avere un riferimento online su cui approfondire la ricerca di Manageritalia? Grazie.