Un bambino, mettendosi a cavalcioni di un manico di scopa, può immaginare di essere un prode cavaliere. O, allargando le braccia, di volare alto come un aeroplano. Perchè il gioco è un’attività simbolica, che permette anche ai più piccoli di iniziare a esplorare il mondo. Scopriamo allora il fascino del gioco attraverso questo “vocabolario”.

AUTONOMIA

Già nel primo anno di vita, il bambino esplora il mondo afferrando oggetti, portandoli alla bocca e manipolandoli, anche senza essere guidato da un adulto. Quando diventa più grande, le sue attività ludiche si fanno sempre più autonome e consapevoli.

= Ma perchè questo accada, è necessario che l’intervento dell’adulto prenda spunto dall’azione spontanea del bambino: se nostro figlio si diverte con le costruzioni, rispettiamo la sua scelta e domandiamogli che cosa intende costruire, senza mai dimenticare le sue preferenze e le sue capacità.

BAMBOLE

Nell’immaginario comune, la bambola è un giocattolo da bambine, al punto che alcuni genitori si preoccupano se il figlio maschio ne desidera uno.

= Ma anche a un maschietto possono interessare le bambole: vi riconosce se stesso e gli altri bambini. E tenendole in braccio può immaginare di essere adulto. Non si tratta solo di “fare la mamma o il papà”, ma anche di “mettere in scena” con la massima libertà le possibili interazioni con gli altri.

CURIOSITA’

Osservare il mondo con attenzione e partecipazione, esplorandolo attraverso il gioco, aiuta il bambino a sviluppare l’intelligenza. Se il genitore incoraggia il figlio a porsi domande, problemi, andando oltre la superficie delle cose, lo educa a essere curiosi.

= Ecco perchè è importante aiutare il bambino a cogliere le mille sfaccettature della realtà: così la sua mente si allenerà ad andare sempre oltre la prima impressione.

DIVERTIMENTO

Non sempre ciò che l’adulto trova divertente lo è anche per il bambino, e a volte è necessario un piccolo sforzo da parte dei grandi per sintonizzarsi sui bisogni dei figli. Questo non vuol dire fare sempre ciò che il piccolo propone, ma tener conto del suo punto di vista.

= I genitori possono infatti aiutarlo a scoprire nuovi modi per divertirsi: se, ad esempio, vogliamo portarlo a fare una passeggiata sul lungomare, cerchiamo di trovare qualcosa che possa risvegliare il suo interesse, come l’avvistamento dei pesciolini nel mare o una visita alle barche attraccate al molo…

EMOZIONI

il gioco aiuta il bambino a esprimere i suoi stati d’animo – come la gioia, la rabbia, la tristezza . In un modo accettabile nel contesto in cui vive.

= Ad esempio, se il bambino ha litigato con un amichetto e sarebbe tentato a picchiarlo, può scaricare la sua aggressività nel gioco, in cui i piccoli ne hanno bisogno perchè magari facendo litigare una coppia di pupazzi. In questo modo sfoga la rabbia senza far male al compagno. Le mamme sono restie a far giocare i figli con mostri e pistole, ma c’è una fase (verso i quattro anni) in cui i piccoli ne hanno bisogno perchè stanno imparando a gestire l’aggressività. E se il genitore partecipa al gioco, può dare consigli che torneranno utili anche nella vita reale.

FANTASIA

E’ un elemento essenziale, come la creatività nel gioco infantile. Oggi però capita che i desideri dei figli siano troppo spesso anticipati dai genitori e che ai bambini non sia dato nemmeno il tempo

necessario per annoiarsi e, come reazione, sviluppano l’immaginazione.

= Ecco perchè è importante offrire ai piccoli occasioni di gioco non troppo strutturate, che consentano loro di sviluppare immaginazione e intelligenza.

GIOCATTOLI

La scelta dipenda dal bambino: ascoltandolo saremo in grado di trovare il balocco più adatto a lui.

= Spetta infatti all’adulto aiutare il piccolo a riconoscere i propri desideri più autentici: non sempre “quello che hanno tutti gli altri” è anche il giocattolo migliore per nostro figlio ( ed è comunque indispensabile che riporti marchi di sicurezza CE, IMQ…).

HUMOR

Il bambino ride quando coglie una contraddizione tra la realtà che conosce e oggetti o situazioni inusuali, come una mucca con gli stivali o un adulto che sbaglia un nome.

= Una volta appreso meglio il linguaggio, potrà capire i giochi di parole e più avanti anche l’ironia. Qualche problema può sorgere invece quando l’adulto propone scherzi che il bambino non capisce: prenderlo in giro, anche bonariamente, può farlo sentire a disagio. E’ invece importante che il genitore sappia essere autoironico: se sbaglia qualcosa e il bambino ride di lui, unirsi alla sua risata può essere liberatorio per entrambi.

IMITAZIONE

Quando il bebè ripete le smorfie della mamma, non si tratta ancora di un’imitazione consapevole, che richiede l’acquisizione di determinate capacità cognitive.

= In pratica, è dopo l’anno e mezzo di vita che l’imitazione diventa uno strumento molto potente, attraverso il quale il bambino elabora le emozioni, apprende gesti quotidiani, cerca di capire come funzionano le cose. E come reagire se lo vediamo imitare qualcosa che non ci piace? E’ giusto riprenderlo, ma dobbiamo anche chiederci chi e che cosa sta imitando: a volte sono proprio gli adulti a offire modelli di comportamento sbagliati.

LIBERTA’

Si gioca per il piacere di giocare, senza uno scopo preciso, imposto dall’esterno.

= E anche l’apprendimento è la conseguenza di un’attività a cui il bambino si dedica prima di tutto per divertirsi. Comunque, per esercitare questa libertà serve dl tempo, tempo anche “vuoto”. Dire: “Ora puoi giocare, ma soltanto per mezz’ora” è un paradosso: le idee migliori per giocare vengono quando si ha tempo di pensare e di oziare.

MUSICA

Filastrocche, ritmi diversi, canzoni mimate: nel gioco può avere un ruolo importante anche la musica, sopratutto come accompagnamento.

= Una forma di sperimentazione sonora, libera e spontanea, può ad esempio essere quella compiuta da un bambino che batte un cucchiaio di legno sulla pentola.

NOIA

A volte gli adulti hanno paura che i bambini si annoino.

= Ma la noia, intesa come tempo libero, assenza di attività “strutturate”, offre loro la possibilità di chiedersi: “E adesso… che cosa faccio?”. Per trovare un’idea, il bambino esplorerà gli oggetti e l’ambiente che lo circonda. E magari scoprirà un nuovo gioco. Perchè fermarsi a pensare e sognare ad occhi aperti aiuta, per l’appunto, a esprimere la creatività.

OGGETTO TRANSIZIONALE

= Il pupazzo o il pezzo di stoffa che il bambino porta con sé ovunque viene definito “oggetto transizionale”: ai suoi occhi rappresenta la mamma, o in senso più generale la sicurezza, e può diventare una fonte di consolazione in caso di stress. Come la copertina di Linus o la piuma di Dumbo, questo oggetto aiuta ad affrontare il passaggio verso una maggiore autonomia. Non è necessario convincere il bambino a separarsene: il distacco avverrà in modo naturale e graduale. Anche se probabilmente il pupazzo più amato rimarrà negli anni come un oggetto prezioso nel cassetto dei ricordi.

PRIMI AMICI

Condividere il gioco con altri bambini, e non solo della stessa età, è un’esperienza preziosa per lo sviluppo. Certo, un bambino di un anno avrà un tipo di interazione molto semplice con i suoi coetanei, ma è ugualmente importante offrirgli opportunità di incontro fin da quando è piccolo.

= Non solo per la socializzazione, ma anche perchè possa misurarsi con gli altri e sperimentare forme di competizione davvero “alla pari” rispetto a come avverrebbe con un adulto. Inoltre, è stando insieme che si può comprendere il senso del limite, immergersi in lunghe sequenze di gioco (di ruolo o simbolico), affrontare i primi conflitti e imparare a spiegarsi.

QUALITA’

Troppi giocattoli ricevuti in un solo giorno, soprattutto quando il bambino è piccolo, rischiano d

i finire dimenticati in un angolo della cameretta.

= E’ dunque meglio spiegare a parenti e amici che i pacchetti regalo non verranno aperti tutti nello stesso giorno, proprio per permettere al bambino di esplorare con calma ogni dono. Soltanto così ciascun regalo potrà essere davvero apprezzato.

REGOLE

Le regole di un gioco,se sono alla portata del bambino, lo aiutano a gestire l’impulsività. E il fatto che al gioco partecipino altri bambini è importante, perchè saranno proprio loro a correggerlo se trasgredisce.

= Chi non le rispetta e, quindi, rovina il gioco, sarà “sanzionato”e questo aiuta i più piccoli a sviluppare il senso della giustizia.

SVILUPPO

Le attività di gioco svolgono una funzione importante in tutte le aree dello sviluppo, perchè facilitano l’apprendimento. Prima di tutto si possono acquisire nuove abilità cognitive, esplorando la realtà e affrontando problemi.

= Il gioco aiuta anche nella socializzazione e nell’apprendimento del linguaggio: per comunicare o, magari, per risolvere un litigio. Infine c’è lo sviluppo motorio: non solo nei giochi dinamici, ma anche nelle attività che richiedono una manualità più accurata.

TUTTO

Il gioco è un’attività simbolica che permette al bambino di scoprire le varie funzioni degli oggetti, attraverso un’esplorazione libera, o di trasformarli secondo le leggi della fantasia… Tutto può essere tutto.

= Una foglia può diventare un aeroplano per sognare di volare, una banana un telefono per provare a imitare i genitori, un manico di scopa un destriero da cavalcare…

UNIVERSALITA’

il diritto al gioco, sancito anche nella Convenzione dell’ONU, riguarda i bambini di tutto il mondo, perchè giocare è l’essenza stessa dell’infanzia.

= Si trovano giocattoli anche tra i resti archeologici di antiche civiltà: al di là delle differenze culturali, è ormai assodato che dedicare il giusto tempo al gioco sia un diritto fondamentale dei più piccoli.

VIDEOGIOCHI

E’ grande l’importanza che il computer sta assumendo nella nostra vita e quella dei nostri figli. Prova ne sia che esistono videogiochi appositamente studiati per i più piccoli, adatti a migliorare rapidità e destrezza.

= Quindi, se non è giusto demonizzare l’uso del computer da parte dei bambini, che spesso si accostano con curiosità alla tecnologia, non è neppure il caso di mitizzarlo. Molto dipende dalla qualità e dai contenuti, ed è importante che i genitori siano presenti, che controllino e, allo stesso tempo, facciamo sì che anche il videogioco diventi un’attività da condividere con altri bambini. Senza dimenticare che i piccoli di oggi hanno più che mai bisogno di movimento e di contatto con la natura.

ZUFFA

I litigi possono indisporre gli adulti, ma servono al bambino per prendere coscienza che ciascuno di noi è diverso. Quando sono piccoli, i bambini si contendono i giocattoli, ma più avanti imparano a risolvere da soli i bisticci con gli amici.

= Il conflitto non deve perciò essere considerato negativamente, ma come un’occasione che il bambino può sfruttare per imparare a mediare. L’adulto dovrebbe intervenire solo quando è chiaro che i due contendenti non riescono a risolvere il litigio: in tal caso il genitore può aiutare a trovare un compromesso, senza però prendere le parti di uno o dell’altro.