Dopo la nascita, nel 95 % dei casi, il cordone ombelicale viene buttato via, ignorando la grande potenzialità che risiede nelle cellule staminali in esso contenute.

Il professor Paolo Fiorina, Harvard Medical School di Boston e Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano, ci spiega tutto quello che c’è da sapere sull’argomento.

Esistono tre tipi di cellule staminali: quelle embrionali, molto potenti; quelle dell’adulto, meno plastiche e meno potenti; quelle cordonali che rappresentano una via di mezzo e possono essere plasmate ed utilizzate in vari modi.

Le cellule staminali cordonali consentono di intervenire nella cura di malattie immunologiche, ematologiche, genetiche, metaboliche e oncologiche anche molto gravi. Questo tipo di cellule viene definito “immaturo” e per questa sua caratteristica può essere “trasformato” ed utilizzato in diverse maniere.

Il cordone viene raccolto dopo che il bambino è stato staccato dalla madre, tramite un procedimento indolore che dura quattro minuti. In Italia si può fare la donazione al sistema pubblico o fare la raccolta per uso familiare. Nel primo caso se ne occupa l’ospedale in cui si partorisce tramite un procedimento gratuito. Le cellule vengono conservate in una banca pubblica e sono a disposizione della collettività. Nel secondo caso la raccolta grava sul privato, le cellule vengono conservate in biobanche private ( devono però essere depositate all’estero) e sono ad uso familiare. Per quanto riguarda quest’ultima opzione è importante sapere se la biobanca è dotata di certificazione di qualità (GMP) e conoscere il numero di trapianti effettuati con le cellule conservate in quella banca ( un elevato numero di trapianti è indice di corretta conservazione delle cellule). Le staminali ben conservate sopravvivono anche 25 anni.

Un atto non impegnativo che può salvare la vita di molte persone.

Alessia