Una notizia atroce ma vera, purtroppo. Questa storia non so come definirla, sicuramente, è un grande campanello d’allarme per la nostra società, solo unicamente per quanto mi riguarda, per una sola ragione; noi esseri umani avanzati grazie al progresso, ma ripeto noi esseri umani diventati cosi superficiali, e poco riflessi per quello che ci accade davanti, hai nostri occhi che non c’è ne accorgiamo, che accanto a vi sono tante volte persona che possono soffre, che chiedono aiuto, ma non ci badiamo. Perché? Perché la nostra vita quotidiana ci assimila cosi tanto che tutto ciò che  accade attorno a noi, non ha più nessun significato.

La storia viene da Bari, dal rione Carrassi e risale al 21 ottobre 2009. Si chiama come Lucrezia (nome di fantasia) una bambina di Bari, cresciuta come un cagnolino.

Non sa parlare, questo la ostacola  per esporre al magistrato tutto il terrore, la paura, che ha dovuto vivere in questi anni. La sua “avventura” se cosi si può chiamare inizia nel 2009, la mamma malata per gravi disturbi mentali e il papà invalido e disoccupato civile comunicano la scomparsa della figlia. La polizia la cerca in ogni luogo, finché la scoprono in un angolo vicino al suo cane, tutta raggomitolata.

Vicino a sé solo materia fecale e una tazza, da cui cane e bambina mangiano. La bimba non sa parlare, ma abbaia. La bambina ora è stata allontanata dai genitori e  risiede in una casa famiglia. Ha compiuto 9 anni. Dagli atteggiamenti che ogni tanto fa la piccola, che mima dei comportamenti sessuali, si pensa che sia stata violentata. Ma di ciò non ci sono tracce di abusi fisici sul suo corpicino.

Lo psichiatra Paolo Crepet è indignato: “Davanti a una bambina offesa in tutti i modi è raccapricciante che il pm abbia bisogno di parlarle per capire come andarono le cose. Non si può avere una bambina ridotta in uno stato animalesco e concludere che non è colpa di nessuno. Forse questi genitori abitavano sull’Himalaya? Non avevano forse una vicina di casa, un prete, un assistente sociale in quel quartiere? Il colpevole c’è: è la comunità”.

Solo qualche giorno fa arriva però la notizia che il pm ha richiesto al Gip di archiviare l’inchiesta. La bambina non parla e non ci sarebbero elementi per ricostruire la sua vita fino al ritrovamento, da parte degli inquirenti, nella cuccia.

Una bambina, nata in un condomino, in una città, io non riesco ha comprendere, nessuna persona, nessun parente ha mai chiesto ho visto questa bambina che chiedeva aiuto?

Ovviamente la casa famiglia è un punto da cui ricominciare per vivere una vita normale, ma non basta di sicuro. Ci vuole un supporto psicologico e soprattutto un lavoro in grado di resettare quanto vissuto fino ad oggi, per ricominciare a vivere come una bambina.

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Un bacio piccola “Lucrezia”