Primo sì al burqa bandito. La commissione Affari costituzionali della Camera ha stabilito, infatti, il suo consenso al testo di legge che proibisce di infilarsi gli abiti tipici delle donne islamiche che chiudono completamente il corpo. La proposta di legge andrà all’esame in aula a Montecitorio, nei prossimi giorni del mese di settembre, alla riapertura dei lavori dopo la intervallo estiva. Il burqa e il niqab (il primo è il “vestito”, se cosi si può chiamare per me è una prigione,, tipico di queste donne islamiche, che non lascia scoperto nemmeno un centimetro di pelle, differente è il secondo “abbigliamento” che lascia liberi solo gli occhi), ma anche con altri abiti di «origine etnica»: per chi trasgredisce la legge, sono previste multe pecuniarie e detentive.

La legge Reale, che nel 1975, per motivi anti-terrorismo, proibì l’uso del casco e di capi che occultassero il volto: prevedeva per le donne che uscivano con il burqa una penale da 300 a 500 euro. Mentre un diverso articolo dice, che presenta reato costringere o imporre a una persona, con violenza e minacce, ad indossare il burqa o indumenti simili. Rigorose le sanzioni: multe fino a 30.000 euro e prigionia fino a 12 mesi, che prolungano fino a 18 se il fatto è compito a danno di un minore o di una individuo che è portatore di handicap. Infine è precluso l’acquisto del titolo di cittadino italiano per chi sia stato punito in via definitiva per questo attuale trasgressione.

«Andiamo avanti e la storia ci darà ancora una volta ragione, come sulla legge contro l’infibulazione» dice la relatrice Souad Sbai, deputata italo-marocchina del pdl. Si tratta, considera Barbara Saltamartini, vice presidente del Pdl alla Camera, di «un chiaro messaggio di libertà che onora anche le tante Sanaa e Hina che aspettano da anni un atto di civiltà». Altre commenti simili da altre parlamentari Pdl, come Isabella Bertolini («Il burqa è un simbolo di segregazione delle donne ed è incompatibile con i valori della nostra Costituzione») e Lella Golfo («La ratio di questa legge è la doverosa difesa della dignità delle donne islamiche che vivono in Italia»).

Salvatore Vassallo, del Pd, non è d’accordo, poiché, giudica il provvedimento come «un inutile errore, compiuto per iniziativa del centrodestra, a cui purtroppo si è accodata anche gran parte dell’opposizione».

Il mondo islamico risponde con distacco. È critico l’Ucoii, una delle più consolidate associazioni islamiche in Italia: «Vietare il velo islamico per legge – dice il presidente Riccardo Hamza Piccardo – è un’ ingiustizia che tocca le libertà individuali».

Soddisfatta Mara Carfagna, ministro delle Pari opportunità: «Il velo integrale non è mai una libera scelta delle donne, ma un segno di oppressione culturale o fisica; vietarlo nei luoghi pubblici vuol dire restituire la libertà alle donne immigrate e aiutarle ad uscire dai ghetti culturali nei quali tentano di rinchiuderle».

Francia, Belgio, Azerbaigian e Bosnia ed Erzegovina, entro la fine dell’anno, l’Italia potrebbe unirsi all’elenco dei paesi in cui vale il divieto d’indossare il burqa o il niqab in pubblico o in luoghi aperti al pubblico.

Purtroppo è difficile verificare che tutte le donne che infilano il burqa lo fanno spontaneamente, ma è ugualmente difficile costatare che tutte, le donne, lo indossano, perché forzate. Gli Stati hanno l’obbligo di difendere le donne contro la repressione, che possono subire all’interno delle loro case o comunità, donne sottomesse che hanno paura di reagire, a specificati codici di abbigliamento.

Tu cosa ne pensi! La legge anti-burqa in Italia serve? Sarà utile? Tutto ciò si può chiamare violenza?