Volare oh-oh, cantare oh-oh-oh, nel blu dipinto di blu…
Chi non ha mai osservato con il naso all’insù il cielo ed ammirato la volta e le sue sfumature?
Un colore, azzurro, che rilassa l’occhio e restituisce un senso d’immensità.

Guardare le scie degli aerei, bianche, disegnare una traiettoria che poi si perde nel punto x del cielo. E pensare all’altitudine, alla visione delle cose da un punto di vista rovesciato, guardare  dall’alto, con il naso all’ingiù, le montagne, le distese verdi, il mare, le rocce, i terreni arati…

Dedalo si misurò per primo con il volo e dopo di lui l’uomo non smise di confrontarcisi. Nella mitologia greca Dedalo, abile costruttore, venne fatto prigioniero nel Labirinto del Minotauro assieme al figlio Icaro, e per sfuggire ideò delle ali fissandole al corpo con la cera.
Icaro, però, volò troppo vicino al sole facendo sciogliere la cera e precipitando in mare…

Il genio umano  non conosceva confine giungendo vittorioso ad un risultato: consentire a tutti noi di volare.
Volare per diletto, per lavoro, sorvolare mari e terre, per lunghe tratte ed approdando in nuovi continenti. Volare ci ha consentito di scoprire luoghi diversamente troppo lontani e difficilmente raggiungibili.

Volare può diventare un’esperienza, come l’emozione di essere a bordo di una mongolfiera, e rimembrare il Giro del mondo in 80 giorni, o di un aereo d’epoca, come l’adrenalina di fare parapendio o lanciarsi col paracadute. Aprire le braccia e volare come un uccello, librarsi nell’aria e sentire il corpo libero nella volta celeste.