Molti, tantissimi i pericoli per i bambini italiani in internet che, ad differenza di altri coetanei si accostano molto più tardi alla rete e quindi rischiano certamente meno pericoli. Questo è il risultato che compare da una grande indagine europea (25.142 ragazzi dai 9 ai 16 anni in 25 Paesi europei) erogata dal Safer Internet Programme della Commissione Europea. La ricerca compiuta dalla rete EU Kids Online è stata mostrata a Milano, chiamata: «Stati generali della pediatria». «La questione di fondo è affrontare la sfida dell’uso della rete in funzione educativa in modo realistico, non prevenuto e con la fiducia che la sfida valga la pena. Bisogna pensare alla rete come qualcosa di fisiologico, non patologico» ha rilevato Piermarco Aroldi, responsabile di OssCom.

«Ci colpisce l’ampia diffusione dei social network, che veramente sembrano sostituire l’oratorio, la piazza, la discoteca — ha detto il dottor Alessandro Fiocchi, presidente della Società di pediatria lombarda —. Il che ha tanti aspetti positivi, ma anche qualche rischio. Per esempio il fatto che si ritrova su Internet il problema del bullismo, anche se resta un fenomeno più diffuso offline. E c’è anche il fatto che i ragazzi non sanno, e tantomeno i loro genitori, gestire i problemi di privacy e sicurezza».

«Niente affatto, non siamo contenti del ritardo, anche se si riducono i rischi, perché i ragazzi perdono le grandi opportunità formative e informative che può dare Internet — dice Fiocchi —. La ricerca che presentiamo è centrata sui pericoli della rete, ma noi abbiamo voluto anche proporre un Manifesto di proposte poco “pediatriche“: favorire la banda larga, attrezzare e coinvolgere le scuole, favorire le opportunità positive della rete ed educare al suo uso consapevole e responsabile».

Non è da minimizzare anche il fatto che avere gli occhi ed la mente incollati troppo tempo davanti ad un PC, un bambino sviluppi anche delle relazioni negative e che possa mescolare la vita virtuale con quella reale. I genitori dovere dare, infatti, degli orari da far rispettare al bambino, vigilare continuamente sui più piccoli ma principalmente non permettere l’accesso ad internet ai piccoli se non vi sono adulti vicino.

«È vero che i ragazzi che usano di più il computer e sono più competenti hanno maggiori probabilità di essere esposti ai rischi — ha sottolineato il sociologo Piermarco Aroldi, responsabile di OssCom, centro di ricerca su media e comunicazione dell’Università Cattolica di Milano, che ha curato il polo italiano dell’indagine europea —. Ma emerge anche chiaramente che chi riferisce di aver subito qualche danno è mediamente meno competente nell’uso del mezzo. È come andare in bicicletta: più si impara, meno si rischia di farsi male».