Sull’alimentazione dei neonati si è scritto tutto e il contrario di tutto. Non moltissimi anni fa abbiamo assistito al trionfo del latte in polvere, quando le mamme super-impegnate hanno trovato molto comodo poter tornare al lavoro il più velocemente possibile. Il latte artificiale sembrava l’ultima frontiera dell’emancipazione femminile, nonché dell’uguaglianza fra i sessi: con un biberon, infatti, anche il papà  può provare l’ebbrezza dell’allattamento!

Passata l’ondata della moda, il latte materno è tornato ad essere protagonista della scena. Inutile sottolineare la differenza che c’è tra un prodotto industriale e una sostanza che nasce apposta per quello specifico neonato. Evidenti sono i vantaggi nutrizionali, in quanto con il latte della mamma il bambino riceve anche anticorpi e ormoni. Importantissimo è, inoltre, il valore emotivo ed affettivo dell’allattamento al seno, che crea un legame specialissimo tra madre e bambino.

Se  dunque il latte è presente e non ci sono impedimenti, l’allattamento al seno dovrebbe durare almeno per i primi sei mesi. Dopo questo periodo può iniziare lo svezzamento. Alcune mamme, però, non abbandonano l’allattamento al seno neppure in questa fase: finché il bambino tira, il latte continuerà ad essere prodotto, in alcuni casi addirittura fino ai due o tre anni di vita. Naturalmente il latte non basta più a soddisfare i bisogni nutrizionali del bambino, e non avrà neppure la stessa ricchezza di sostanze che aveva nei primi mesi. Ma allora perché continuare? Non c’è il rischio che il bambino resti eccessivamente legato alla madre, che abbia difficoltà nel suo percorso di crescita, che resti insomma un eterno neonato?

Si potrebbe crederlo, ma in realtà non è così. Al contrario, molto spesso i bambini che vengono allattati fino a “tarda” età mostrano evidenti benefici. Non hanno subito il trauma della privazione forzata, e dunque sono bimbi sicuri di sé, perché sentono alle loro spalle la presenza forte e rassicurante dei genitori. Non hanno paura di allontanarsi dalla mamma, ma sanno che, se qualcosa fa loro male o li spaventa, ci sarà sempre un seno amorevole ad accoglierli. Il seno non è più un modo per placare la fame, ma il segno di un legame tenero e carnale con la madre.

In fondo, passata quest’età, non ci sarà mai più una mammella con cui consolarsi delle difficoltà della vita: dunque perché privare il bambino di questa piccola gioia che può essergli d’aiuto nelle sue prime, piccole, avventure?