Conosciamo realmente i nostri limiti corporei, il nostro livello massimo di resistenza, se siamo sotto-sforzo o sottoposti ad alti livelli di stress?
Ci siamo realmente misurati con prove titaniche, siamo consapevoli della nostra risposta o reazione a queste?

Se stessimo al posto di Tom Hanks in “Cast Away” e avessimo, come lui, solo un pallone per compagno, quale sarebbe il nostro grado di sopravvivenza? Sapremmo prodigarci per la nostra stessa sopravvivenza, procacciandoci del cibo, pescando del pesce, accendendo un fuoco col calare della notte per fare luce o tenerci al caldo.
Credete, piuttosto, che perdereste il senno, il lume della ragione tanto osannato dagli Illuministi?

Forse se avessimo dei compagni con noi,  il tutto sarebbe meno problematico, avremmo qualcuno con cui confrontarci per la risoluzione dei problemi, cui rivolgerci quando ci sentiamo vinti dallo sconforto, dal freddo o dalla fame.

Sì verissimo, com’è pur vero che nei momenti di difficoltà la vera natura umana, la più bassa, viene fuori, annebbiando la mente ed offuscando la ragione, ed allora in modo più che primordiale se c’è del cibo e vale per uno, non siamo disposti a dividerlo ma a tenerlo solo per noi. La cupidigia, l’ingordigia, l’egoismo…
Un po’ come ne “Il signore delle mosche” in cui un gruppo di ragazzi naufraghi su di un’isola del Pacifico, tentano di darsi un assetto, un’organizzazione adulta ma il risultato è sovvertito da paure irrazionali e comportamenti selvaggi ed  il caos prende piede.

Allora gli inconvenienti sono davvero tanti, questa dissertazione non intendeva mettervi paura ma portarvi a riflettere, condurre voi stessi sotto i riflettori per comprendere sempre meglio la vostra complessità quando si è a contatto con situazioni diverse.

Perché non misurarsi con un corso di sopravvivenza, da sole o in compagnia, non temete non finirete per sfasciare alcuna amicizia, si tratterà di uno studio cui vi sottoponete perché avete voglia di imparare non solo dall’esterno ma anche dall’interno di voi stesse.