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Stop alla violenza contro le donne

violenza-donneSe ne sente parlare oggi più che mai, e fanno paura oltre che rabbia i numeri delle donne che subiscono violenza, delle vite stroncate.
Si grida al Femminicidio!, basta stare zitte, basta giustificare un occhio nero, le minacce, basta vedersi tarpare le ali della libertà, basta avere a che fare con chi reclude tra le mura domestiche come se non vi fosse altra possibilità o destino, un destino nel sesso: il fiocco rosa.

Sembrano meccanismi e logiche cavernicole, invece siamo nel 2013. La donna è cambiata, non indossa solo un grembiule, non si arroga il diritto di impartire ordini alle proprie stoviglie, e basta, non le spetta, non solo a lei, di rassettare, stirare, cucinare. La donna è, inevitabilmente, settata per svolgere le mansioni casalinghe ma se è una lavoratrice può ben organizzarsi (la donna è un’ottima planner), è preziosa la collaborazione, uomo-donna, per tenere a regime casa e figli.
Qui stiamo spostando il focus sul ruolo della donna nella società, che è ugualmente importante ma il problema preminente è la violenza che molte donne sono costrette a subire,  violenza che avviene, perlopiù, tra le mura domestiche. L’uomo, a cui si è promesso amore eterno, si tramuta in orco quando la donna dice “no” o manifesta un semplice disaccordo, quando decide di interrompere una relazione o si professa non più innamorata, quando prende delle decisione non condivise dall’altra parte.
E qui il sesso debole resta tale, perchè l’irruenza o la prepotenza virile ha la meglie e non lascia scampo.
Il più delle volte la traccia passionale è quella seguita nelle indagini dove compare una donna uccisa.

Tanta rabbia quando si vedono puntate come quella di Presa diretta, del 24 Febbraio 2013, dedicata al femminicidio, una piaga sociale. Molte donne sono state “finite” per gelosia, possesso, è stato tolto loro il diritto di interrompere una relazione che non piaceva. Molte volte queste donne avevano denunciato di aver ricevuto minacce, avevano segnalato alle forze dell’ordine l’uomo-incubo che aveva minacciato di morte.
Forse per tutte le volte che viene detto “Ti uccido!”, troppo poche si crede che qualcuno compia davvero l’atto, porti a termine un disegno omicida.

Tra le forme di denuncia contro la violenza, l’arte fa sentire la sua voce.
Scarpe rosse riempiono le piazze d’Italia, è un progetto d’arte pubblica dell’artista messicana Elina Chauvet, Rojos Zapatos, che rende omaggio a tutte quelle donne di cui rimane traccia nel mondo: un paio di decolletè. Scarpe rosse, rosse come il sangue versato; stiletti, segno di femminilità e bellezza, e passi interrotti bruscamente. Si sta, in religioso silenzio, dinanzi a quelle file di scarpe, in coda.

Nel giorno di San Valentino c’è stata, anche, la grande danza delle donne contro la violenza.
Un flash mob mondiale One Billion Rising per dire basta a stupri e femminicidio. Le magliette rosse indossate da ogni donna stavano a significare le ferite inflitte a chi non è riuscita a difendersi. L’iniziativa è stata lanciata da Eve Ensler, l’autrice dei “Monologhi della Vagina”,  per ricordare che non si può restare indifferenti al fatto che un miliardo di donne, una su tre in tutto il mondo, è stata vittima di violenza almeno una volta nella vita.
A Roma il ritmo liberatorio è partito dall’obelisco di Trinità dei Monti per arrivare in piazza di Spagna al grido di “Basta la violenza sulle donne! Donne, donne, donne! L’Italia danza contro la violenza! Viva le donne e gli uomini che le sanno trattare bene”.

Un ballo per ribadire il diritto alla vita con un sorriso e non con lo sguardo annebbiato dal terrore.

1 Comment

  1. Numeri Verdi Antiviolenza Donne

    […] tg e nelle cronache nazionali non si parla d’altro: sempre più donne sono vittima di stalking, maltrattamenti, violenze e abusi di diverso tipo. Tuttavia, è importante reagire e aiutarle, soprattutto attraverso una fitta rete di solidarietà […]

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