pregnant-presentLa toxoplasmosi è un’infezione prodotta da un parassita, il Toxoplasma Gondii (un microrganismo che compie il suo ciclo vitale solo all’interno delle cellule).
Il parassita può infettare molti animali (mammiferi, uccelli, rettili, molluschi) e può trasmettersi da un animale all’altro attraverso l’alimentazione con carne infetta.
Il Toxoplasma Gondii non si trova solo nella carne, ma anche nelle feci di gatto e nel terreno in cui abbia defecato un animale infetto.

COS’E’ IL TOXO TEST?
Poiché la malattia è spesso asintomatica, sarebbe bene conoscere se nel proprio sangue siano presenti gli anticorpi per la toxoplasmosi.
Si tratta di un semplice esame del sangue; il Toxo-test, permette di classificare le donnein tre classi: “protetta”, “suscettibile” o  “a rischio”. Se non avevi mai fatto il test prima di rimanere incinta, allora il Toxo-test deve essere eseguito con la prima serie di esami del sangue entro le prime otto settimane di gestazione.

  • Se risulti protetta (hai gli anticorpi) il test non deve essere ripetuto.
  • Nel caso in cui risulti “suscettibile” dovrai eseguire almeno altri due controlli nel corso della gravidanza, a 20 e 36 settimane, per escludere la possibilità di esserti infettata e che quindi il bambino rischi di contrarre una toxoplasmosi congenita.
  • Nel caso in cui il test dia come risultato la presenza di  anticorpi, l’infezione in gravidanza è comunque solo sospetta.

Si procede quindi con test sierologici più sofisticati per accettare la diagnosi e, eventualmente, per disegnare una terapia.
Se l’infezione è confermata, il nascituro, anche se apparentemente  sano, dovrà essere seguito per almeno tutto il primo anno di vita.

COSA SUCCEDE SE SONO STATA CONTAGIATA?
Nel caso in cui dovessi essere contagiata durante la gravidanza, è possibile bloccare la trasmissione dell’infezione al bambino attraverso un trattamento antibiotico.
Con i nuovi trattamenti, almeno il 90% dei bambini con toxoplasmosi congenita nasce senza sintomi evidenti e risulta negativo alle visit pediatriche di routine.
I feti contagiati nelle prime settimane di gravidanza sono quelli che subiscono le conseguenze più gravi: interruzione spontanea della gravidanza, idrocefalia (testa troppo grande) e microcefalia (testa troppo piccola), lesioni cerebrali che possono provocare ritardo mentale ed epilessia, ridotta capacità visiva che può portare fino alla cecità.
Per fortuna, il rischio che il feto sia infetto durante il primo trimestre è relativamente piccolo.

ATTENZIONE ALLE CONSEGUENZE
Il rischio che il feto sia infetto durante il primo trimestre di gestazione è relativamente basso, non arriva a superare il 15% dei casi; tuttavia il pericolo che si verifichino danni seri e anche un aborto è molto elevato.
Al contrario, man mano che passano i mesi, le possibilità di infezioni aumentano ma i danni gravi diminuiscono.
Di fatto, soltanto 1 bambino su 10.000 nasce con la toxoplasmosi congenita grave. Il problema principale è che l’infezione può passare al feto prima che la madre sviluppi gli anticorpi e che il feto stesso abbia sviluppato un sistema immunitario sufficientemente forte per arrestare l’infezione in corso.
Le principali possibili malformazioni, verificabili soltanto mediante ecografia, sono: danni generali al sistema nervoso, patologie cardiache, idrocefalia (testa troppo grande) e microcefalia (testa troppo piccola).

QUALI SONO I SINTOMI?
L’infezione da Toxoplasma Gondii si distingue in due fasi: la prima (toxoplasmosi primaria) è caratterizzata da un periodo di settimane o mesi in cui il parassita si può ritrovare nel sangue e nei linfonodi in forma infettata.
E’ la fase sintomatica della toxoplasmosi, che si accompagna a ingrossamento delle linfoghiandole, stanchezza, mal di testa, mal di gola, senso di “ossa rotte”, a volte febbre e ingrossamento di fegato e milza.
La seconda fase della toxoplasmosi (toxoplasmosi post primarie), è caratterizzata dall’assenza di segni clinici, ma con la persistenza del parassita nell’organismo.

CONSIGLI SICURI
Non esiste un vaccino contro la toxoplasmosi: non è quindi possibile garantirne la prevenzione assoluta. Ci sono però una serie di comportamenti e di pratiche che possono ridurre notevolmente il rischio di contrarre questa malattia.

  • Se svolgi attività di giardinaggio, usa sempre i guanti e abituati a lavarti le mani anche dopo averli tolti.
  • Non mangiare carne cruna o semicruda. Puoi consumare carne cotta alla griglia, fritta o lessata, ma sempre molto cotta. Puoi mangiare il prosciutto cotto o salumi di tacchino o pollo cotti.
  • Lavati le mani e pulisci gli utensili da cucina dopo che sono stati a contatto con la carne cruda.
  • Prima di consumare verdure crude, ortaggi e frutta fresca devi lavarli accuratamente sotto acqua corrente con l’aggiunta di bicarbonato o con soluzioni clorate speciali per la disinfezione degli alimenti.
  • Lavare e sbucciare tutta la frutta.
  • Non prendere latte che non sia pastorizzato.
  • Se avete dei gatti non occupatevi personalmente della loro lettiera