31 settimane

Eccoci giunte all’inizio dell’ottavo mese, il penultimo della gravidanza. Il momento tanto atteso è sempre più vicino, e il piccolo si sta posizionando per venire al mondo nella maniera più naturale. Ma anche se così non fosse, niente paura: il parto sarà comunque il momento più gioioso nella vita di una donna, anzi, di una coppia. Aspettiamolo con felicità!

Cosa cambia nella mamma?

In questa settimana, è senza dubbio possibile che il peso della mamma aumenti ancora, nonostante la gestazione stia volgendo al termine. Inoltre, vuoi per l’avvicinarsi del momento, così importante ed intenso, vuoi proprio per il pancione sempre più pesante ed ingombrante, il sonno diventa piuttosto difficile. Spesso si va incontro a vere e proprie notti insonni, e sono molto frequenti anche il bisogno di urinare spesso, i dolori alla schiena e gonfiori alle gambe.

Una buona regola può essere quella di utilizzare un cuscino, poggiandosi di lato, per far stare più comoda la pancia, oppure metterlo sotto le caviglie, in modo da far defluire il sangue in una maniera più consona. Assolutamente importante, poi, cercare di riposare il più possibile anche durante il giorno, per recuperare il sonno perso nelle ore notturne.

Molte mamme, inoltre, subiscono un forte affanno, specie quando si sdraiano per dormire: ogni medico tende a tranquillizzare chi teme che tale affaticamento possa, in qualche modo, essere subito anche dal piccolo: il bambino, infatti, ottiene tutto l’ossigeno di cui ha necessità, senza problemi. Nella 31esima settimana, le articolazioni e i legamenti iniziano ad allentarsi: ecco perché, con tutta probabilità, il mal di schiena tende a diventare insistente, anche in virtù del poco riposo e del peso (potrebbero essere ormai 10/12 kg in più dall’inizio della gravidanza). Ottimi rimedi sono, se ancora si va in ufficio, stando alla scrivania, un poggiapiedi per sostenere le gambe e, magari, un bel massaggio a schiena e spalle la sera.

In questi giorni, anche il seno si fa sempre più grosso e turgido: le mammelle si stanno preparando per l’allattamento, i capezzoli diventano più rigidi e vene e capillari intorno all’areola mammaria risultano più evidenti. Non manca neppure la prova “tecnica” più importante, che precede il nutrimento reale del piccolo: stiamo parlando del colostro, il liquido denso e giallastro che sarà la prima “pappa” del bimbo nei suoi primi giorni di vita.

Come cresce il bambino?

Questi sono giorni che anticipano l’ultima fase della gravidanza, fondamentale per lo sviluppo del sistema immunitario del prossimo nascituro, che si prepara, così, a vivere nel mondo esterno anche se, naturalmente, subito dopo la nascita, avrà bisogno del nutrimento materno per crescere e rafforzare le difese, combattendo infezioni, disturbi e malattie. La trentunesima settimana è anche una tappa significativa per lo sviluppo del sistema riproduttivo: nel maschietto, i testicoli si spostano nello scroto attraverso l’inguine mentre, nella femmina, il clitoride, quasi completamente sviluppato, è in attesa di essere coperto dalla vulva che si sta invece ancora formando.

Le sempre più aumentate dimensioni (ora siamo intorno ai 42 cm, per un peso all’incirca di 1500 grammi), giorno dopo giorno limitano lo spazio all’interno dell’utero. Anche i suoi movimenti, pertanto, restano più limitati, poiché diventa difficile tirare pugni e calcetti in un posto ridotto. Anzi, può capitare di accorgersi di movimenti più ritmici, capaci anche di durare qualche minuto per volta, e che possono essere rapportati a singhiozzi fetali. Infine, se già non è successo nella settimana precedente, nella trentunesima il piccolo, dalla posizione podalica, si può girare in quella che sarà la definitiva per la nascita, cioè a testa in giù. Se ciò non succedesse ancora, comunque, niente paura: il tempo per ruotarsi non manca, il pancione della mamma può essere ancora per un po’ una bella e tranquilla culla riposante!

Nella gravidanza gemellare

Come abbiamo più volte ricordato, un’eventuale gravidanza gemellare ha un periodo più breve di circa 3-4 settimane rispetto alla singola, e si può considerare a termine già quando raggiunge le 37 settimane- Appare dunque evidente che, giunta alla trentunesima, la futura mamma possa avvertire, con regolarità costante, anche le contrazioni tipiche del momento del parto, da tenere sotto controllo, senza allarmarsi. Circa il 25% delle gestazioni gemellari, infatti, terminano anche prima delle 37 settimane ed i piccoli, nati indicativamente intorno ai 2 kg, 2 kg e mezzo di peso, pur se prematuri, presentano ottime probabilità di accrescimento e di buona salute, solo con qualche cura in più dopo la nascita.

A tal proposito, se la gestante attende due bebè, durante le ultime settimane avrà già pensato e programmato la struttura più idonea per il suo parto, considerando migliori quegli ospedali, o cliniche, che abbiano un reparto di neonatologia ed una rianimazione neonatale, per essere pronti a qualsiasi evenienza, anche in base alla presentazione dei due feti e alla diagnosi prenatale. Saranno poi ostetrica e ginecologo a valutare la singola situazione e a consigliare al meglio i futuri genitori, considerando come probabilità anche un parto cesareo, specie se il primo feto si dovesse presentare in posizione podalica.

Parto prematuro a 31 settimane

Ma non soltanto i gemelli “rischiano” di nascere prima del termine: anche i piccoli “single”, infatti, possono affacciarsi al mondo esterno molto prima delle canoniche 40 settimane e, fortunatamente, negli ultimi anni, le loro probabilità di sopravvivenza, specie dei nati prematuri proprio intorno alla trentunesima settimana, sono almeno del 96%. Un ottimo traguardo tanto che, a partire dalla settimana numero 33, quasi non si distinguono dai bambini nati a termine.

E’ proprio intorno a questo periodo che il rischio di complicazioni o, peggio ancora, di danni permanenti, dovuti appunto alla nascita prematura, progressivamente diminuisce. Certo, gli organi del piccolo sono ancora in fase di sviluppo, e dunque ogni settimana, ogni giorno in più di permanenza nel pancione della mamma rappresenta una sicurezza. In particolare, il pericolo forse maggiore può essere rappresentato dalla formazione incompleta dei polmoni, anche se, in ogni caso, possono essere aiutati dalla respirazione artificiale e dai farmaci.

I compiti del papà

In queste ultime settimane, la futura mamma soffre parecchio d’insonnia, anche a causa della necessità frequente di fare pipì, per la forte compressione del piccolo sulla vescica. Il compagno, in questi casi, può svolgere un ruolo determinante, aiutando la donna a rilassarsi e a riprendere il ritmo della notte, avvolgendola con le sue attenzioni e rassicurandola sulla splendida realtà che sta per affrontare. Così facendo, prenderanno entrambi confidenza con quelli che saranno i ritmi del dopo-parto, e dell’allattamento notturno.

Condividere gioie, ma anche piccoli fastidi e disagi, aumenta la sintonia della coppia, e prepara alla gioia della famiglia, ormai prossima ad ingrandirsi. Trasmettere coccole e vicinanza sarà la più bella prova d’amore che il futuro papà dimostrerà, giorno dopo giorno, alla propria partner. E al loro pargoletto.