38 settimane

Il lieto evento è sempre più vicino, mancano solo due settimane alle fatidiche 40, il termine presunto della gravidanza. Non dimentichiamoci, peraltro, che il ginecologo calcola in maniera convenzionale appunto 40 settimane dall’ultimo ciclo mestruale per il completamento della gestazione, ma è bene sapere che già alla trentottesima la formazione del bebè è già completa.

Cosa cambia nella mamma?

L’utero sta preparandosi al travaglio: in questo ultimo periodo, misura dai 36 ai 38 cm e, come già nelle scorse settimane, la sua ulteriore crescita potrebbe continuare a causare ancora reflussi e bruciori di stomaco. Le contrazioni di Braxton Hicks, che abbiamo già imparato a conoscere, oltre a provocare sempre la pancia dura, nel basso ventre, possono anche essere avvertite nel bacino e persino nella schiena e sui fianchi.

Ribadiamo ancora, anzi soprattutto ora, che c’è differenza fra questi spasmi, questi crampi, rispetto alle contrazioni che precederanno il reale travaglio, le quali, partendo dalla parte superiore dell’utero, si diffonderanno per tutta la sua lunghezza, verso bacino e schiena. Risulteranno sempre più intense, lunghe in durata e persistenti, anche cambiando posizione. Attenzione, però: nessuno chiede alla futura mamma, specie in queste ultime settimane, di fare il medico di se stessa e, pertanto, in caso di dubbi o di dolori acuti, è sempre strettamente consigliabile rivolgersi al proprio ginecologo.

È anche possibile che vengano avvertite delle leggere scosse, dei crampi veloci, sottili, dalla vagina alle gambe: sono provocate dalla testa del bebè, che preme sempre più convinta sui nervi del bacino.

Perdite che si possono avere

Durante la trentottesima settimana, nella futura mamma potrebbero aumentare le secrezioni vaginali, anche in modo piuttosto abbondante. Talvolta, l’intensità della leucorrea gravidica semplice (così si chiama il fenomeno) può essere talmente forte da provocare allarme, oltre a particolare disagio, specie in presenza di perdite bianche, dense, e che possono risultare sgradevoli all’olfatto. Tale leucorrea, in linea di massima, è originata dalla cervice, o collo dell’utero, vale a dire la sua porzione inferiore, il prezioso supporto che impedisce l’uscita prematura del bambino. È possibile che si presentino secrezioni irregolari, e che varino, nella loro quantità e frequenza, in base ad alcuni fattori, come un’infiammazione locale, una vaginite o la congestione della mucosa.

Ed è proprio in prossimità del parto, come in queste ultime settimane, che la leucorrea subisce una modifica, poiché varia la consistenza delle perdite in base al rischio di parto prematuro, il cui primo campanello d’allarme potrebbe essere una secrezione più copiosa, meno vischiosa, quasi liquida, la famosa “rottura delle acque”. La perdita del tappo mucoso, infatti, vorrebbe significare che l’inizio del travaglio, e dunque, del parto, è imminente, se non già addirittura iniziato e in corso. Ecco perché, in questo caso, e ancor di più se si notassero anche perdite ematiche, pur se in forma leggera, sarebbe il caso di avvisare subito il ginecologo o recarsi in ospedale.

Come cresce il bambino?

Il feto, nelle ultime settimane, secerne un ormone che, ovviamente, entra in circolo nell’organismo della mamma, stimolando la placenta a produrre estrogeni, fondamentali per la formazione del latte, ed inoltre collabora alla produzione di ossitocina, al fine di consentire l’inizio delle contrazioni uterine. È proprio il caso di dire, quindi, che il bambino non attende certo passivamente il momento della nascita, anzi… In questa 38esima settimana, il suo peso può raggiungere anche i 3 kg o, comunque, poco meno, per una lunghezza che rimane più o meno ferma ai 48/49 cm.

Come già nelle scorse giornate della settimana precedente, sta perdendo lo strato di grasso che l’aveva protetto e ricoperto fino ad ora, la “vernice caseosa”, tanto che la sua pelle percepisce con maggior vigore la sensazione del liquido amniotico che lo avvolge.

Movimenti del bimbo nella 38esima settimana

Avvertire i movimenti fetali è, come ben sanno tutte le future mamme, un’indicazione di benessere del piccolo: è pur vero, comunque, che non tutti i bambini si comportano allo stesso modo, mostrando già, se così si può dire, la prima rappresentazione del proprio carattere, più o meno agitato, più o meno vispo. Nell’ultimo trimestre, e in particolare queste 2/3 settimane finali, calcetti e pugni si sono fatti sempre più forti e riconoscibili, mentre si sono ormai esaurite le capriole, per evidenti ragioni di mancanza di spazio e perché il feto è ormai, almeno nella maggior parte dei casi, posizionato in maniera cefalica, pronto per la nascita.

Peraltro, alcuni pargoletti presentano un’attività motoria maggiore di notte, rispetto al giorno, ma può anche succedere l’esatto contrario: ecco perché è impossibile stilare delle regole comuni, ed è quindi importantissimo che la futura mamma impari a riconoscere i ritmi del proprio bimbo. Questo la può aiutare moltissimo a farle comprendere, con la sensazione che solo una mamma può avere, quando tutto procede per il meglio, pur ricordando che il feto ha un ritmo veglia/sonno di circa 20 minuti, per cui è comunque normale anche avere momenti di inattività.

L’importante è sempre tenere comunque monitorato il processo, senza comunque farsi prendere dal ritmo maniacale del cronometro, s’intende.

Partorire prematuramente a 38 settimane

Come sappiamo, il parto prematuro può avere diverse cause, con conseguenti diverse percentuali di sopravvivenza in base al periodo gestazionale in cui avviene. Tali motivazioni possono essere imputabili sia alla mamma, conseguenza di patologie fra cui il diabete o la gestosi, oppure un fibroma o altre infezioni, ma anche derivanti dal feto, come la rottura prematura delle membrane o la placenta previa o bassa, cioè quando si trova davanti al posizionamento o, comunque, nella parte bassa dell’utero.

Partorire a 38 settimane di gravidanza, comunque, può già considerarsi a termine, avendo superato la trentasettesima e pertanto, nel nostro caso, la mamma potrebbe stare tranquilla. Appena nato, poi, il bambino prematuro verrebbe subito messo in incubatrice, per riprodurre ancora per il tempo necessario l’ambiente del ventre materno e mantenere costante la temperatura corporea, alimentandolo artificialmente, sino a quando in grado di essere al riparo da debolezze fisiologiche, e autonomo in tutte le sue funzioni vitali.

I compiti del papà

Per il futuro papà, è ormai giunto il momento di decidere definitivamente se essere, o meno, presente in sala parto. Intendiamoci, non ci sarebbe nessun male nemmeno se non se la sentisse, non tutti gli uomini ritengono di avere la giusta determinazione per affiancare la compagna in questo momento così intenso e, senza dubbio, emotivamente fortissimo. Ecco perché, piuttosto che rischiare…sarebbe comunque un gesto d’amore anche rimanere in sala d’aspetto, comunque presente, a pochi metri, ma meno partecipativo fattivamente.

Eh sì, anche perché, se invece deciderà di entrare, oltre che tenere la mano della compagna e aiutarla psicologicamente nella fase del travaglio, potrà essergli chiesto, dall’ostetrica, di tagliare il cordone ombelicale. Un momento tanto delicato quanto importante, da vivere intensamente come la coppia deciderà di fare, in serena sintonia familiare.