27 settimane
Giunta alla ventisettesima settimana, la futura mamma è ormai entrata nell’ultimo trimestre di gravidanza, senza dubbio quello più atteso. Preoccupazioni, ansia, dubbi non mancano di certo in questo settimo mese, inutile negarlo, ma, allo stesso modo, nella coppia si respira un’aria di gioia, un’attesa ormai quasi giunta al termine, e nella mente dei due nuovi genitori si affollano tanti bei pensieri e progetti sulla prossima vita a tre, ormai imminente.

Cosa cambia nella mamma?

Ogni bebè ha già sviluppato, ancora nel pancione, il suo carattere e, in fondo, le proprie abitudini, come quella, per esempio, di essere più attivo nelle ore notturne. Inevitabilmente, ciò influenza anche la futura mamma, che ne subisce ritmi e cadenze, al punto che, a causa dei movimenti del bambino, a fatica, in questo periodo, riesce a riposare con regolarità. Questo scombussolamento del ritmo sonno/veglia, può portare a qualche disturbo, come mal di testa, nervosismo e stanchezza accumulata, unitamente alla pancia dura, una condizione piuttosto comune, specie nell’ultimo trimestre, che potrebbe essere interpretata come sintomo di anticipo travaglio, e che può durare anche diverse ore ripetutamente.

Si tratta in realtà di stimoli meccanici che sollecitano l’utero. L’importante, come sempre, è non allarmarsi e tenere la situazione sotto controllo. Per stare meglio potrebbe bastare sdraiarsi e rimanere a riposo per un’oretta almeno. Se i sintomi non passassero, o se si verificassero già la mattina a inizio giornata, sarebbe però auspicabile una visita dal ginecologo, specie se la pancia tesa e gonfia dovesse essere accompagnata da perdite ematiche scure, che potrebbero indicare una modificazione della cervice uterina, con il rischio di parto prematuro.

In questi giorni, la futura mamma, che continua ad aumentare di peso, potrà notare un evidente stiramento della pelle del pancione, che perde elasticità per colpa del volume, causando spesso le famose e antiestetiche smagliature, che possono comunque essere tenute sotto controllo con specifiche creme ed oli idratanti. Altri sintomi del periodo sono formicolii ed intorpidimenti nelle dita delle mani, e una, se pur leggera, perdita di forza, sempre negli arti superiori. Si tratta, in linea di massima, di una forma di tunnel carpale, una sindrome che, a causa della ritenzione idrica e dell’accumulo di liquidi, che provoca dolore al nervo mediano, si sviluppa sovente in dolce attesa, specie negli ultimi periodi. Per alleviare il fastidio, è consigliabile eseguire qualche massaggio alle mani e, nei casi più persistenti, indossare un tutore al polso.

Come cresce il bambino?

Mancano solo 13 settimane all’incontro più importante: il feto ora misura intorno ai 37/39 centimetri ed il suo peso indicativo supera all’incirca i 900 grammi. Le sembianze sono sempre più regolari e dolci, anche se ancora in miniatura. In questa ventisettesima settimana di gravidanza il bimbo ha raggiunto un terzo di quello che sarà il suo peso al momento del parto, al compimento del periodo gestazionale. Molto spesso si è sentito parlare di parti “settimini”, indicativamente proprio intorno a questo periodo: le possibilità di sopravvivenza in un nascita alla ventisettesima, ventottesima settimana sono reali, anche se l’organismo del feto, ovviamente, sarebbe ancora fragile e da tenere sotto controllo per diverso tempo.

Il sistema respiratorio continua il suo sviluppo e per quanto riguarda i particolari sensitivi, si evidenzia la definizione delle papille gustative, ormai pronte a rilevare i sapori del nutrimento della mamma, attraverso il liquido amniotico e, come abbiamo detto già precedentemente, da qualche giorno anche vista e udito sono completamente attivi. La sua cute, così delicata e ancora grinzosa, risulta comunque più spessa, nutrita e protetta dalla “vernice caveosa”, quella patina grassa e di aspetto lucido che verrà fisiologicamente riassorbita quasi completamente alla nascita.

Ed è proprio dalla ventisettesima settimana, poi, che i movimenti del feto hanno la loro maggiore frequenza, che durerà sino all’imminenza del travaglio, anche se non sempre avvertita intensamente dalla mamma, se si escludono le acrobazie più vivaci!

Nella gravidanza gemellare

Come dicevamo già descrivendo la scorsa settimana di gestazione, in questo inizio di ultimo trimestre, per le future mamme che stanno portando avanti una gravidanza gemellare, si avvicina, più delle altre, il momento del parto, in quanto i due piccoli anticipano sempre la nascita rispetto alle 40 settimane, spesso anche sorprendendo per la loro fretta di venire al mondo. Questo succede perché la parete dell’utero è sottoposta a una maggiore tensione, innescando contrazioni che possono quindi sollecitare il parto pretermine, senza costituire necessariamente un rischio né per i gemelli né per la mamma.

E’ fondamentale seguire la crescita dei bebè con un’ulteriore ecografia, per controllare al meglio la distensione della muscolatura dell’utero e, soprattutto, che non stia avvenendo una crescita asimmetrica dei gemelli troppo pronunciata, posto che comunque fisiologicamente uno dei due è sempre un po’ più grosso dell’altro.

Non bisogna avere timore né raddoppiare l’ansia, sarebbe solo un errore. Peraltro, è statisticamente provato che il travaglio gemellare è più veloce di quello singolo almeno intorno al 25% dei casi. Dobbiamo anche abbandonare il concetto errato che il dolore “viene moltiplicato per due”, come spesso si teme, anche perché la nascita del secondo bambino impiega senza dubbio meno tempo, trovando il canale uterino già dilatato.

Tutto è nella norma, dunque, e l’unica cosa da fare è preparare il borsone per ogni evenienza…

I compiti del papà

Con la ventisettesima settimana, la gestante inizia l’ultimo periodo di aumento di peso, il più considerevole. Ciò significa che potrebbe capitarle di soffrire, pur nella felicità del periodo, di un po’ di depressione dovuta al cambiamento drastico del proprio corpo, con la paura che, anche dopo avere partorito, i kg accumulati non se ne vadano così in fretta. Alcune donne, infatti, temono di non riuscire a recuperare la propria forma fisica e, di conseguenza, di non piacere più al proprio compagno.

Questo è un momento delicato, a cui il futuro papà deve prestare molta attenzione, agendo da protagonista per rialzare il morale della mamma, e sostenerla superando ansia e preoccupazioni, convincendola che non sarà così, ma anzi che tornerà più radiosa di prima, con un sano regime alimentare e un po’ di movimento.

Inoltre, potrà aiutare la sua compagna a preparare l’occorrente per il ricovero e la degenza, compresa la documentazione clinica della gravidanza, dai primi esami fino agli ultimi controlli, e tutto ciò che servirà a lei e al bebè. Oltre che sollevarla fisicamente da questa incombenza, sarà un modo per farle comprendere quanto anche lui è coinvolto, e come già si sente calato nell’ormai prossimo ruolo di papà.