29 settimane

Con la ventinovesima settimana di gravidanza, il terzo trimestre è ormai iniziato e il corpo (così come la mente…) della gestante si sta preparando all’allattamento e al ruolo di mamma, mentre il bebè, ormai praticamente formato, potrebbe iniziare a sperimentare un’azione tanto dolce quanto apprensiva, che a breve interesserà, a ciclo continuo, entrambi i genitori: stiamo parlando del pianto, il modo di comunicare di un bambino dai suoi primi giorni di vita.

Cosa cambia nella mamma?

In questo periodo, il seno continua a produrre il colostro, sempre più frequente ed abbondante, quel siero speciale, cioè, antesignano del latte materno che sarà, per qualche mese, il primo e unico nutrimento del nuovo nato. Denso e appiccicoso, di colore giallo-arancio, è povero di grassi e ricco di carboidrati, ma soprattutto di proteine e anticorpi che saranno, sostanzialmente, la protezione principale dalle infezioni nei primi mesi di vita del bambino. Si tratta di un’elevata concentrazione di principi nutrizionali, la cui quantità, comunque, pur se a poche settimane dal parto, non ha alcun legame con quella del latte che verrà prodotto dopo la nascita, e non è nemmeno indicativo della buona riuscita dell’allattamento.

L’ulteriore aumento di peso, in queste ultime settimane, può causare ancora dei dolori di schiena e, come già in precedenza, può essere sufficiente, per attenuarli, riposare il più possibile, evitando posture che possono spingere il piccolo sulla colonna vertebrale, o favorire le prime contrazioni, anche se sarebbero comunque semplicemente da valutare come una prova generale, in attesa di quelle reali del travaglio.

Un ottimo coadiuvante può anche essere l’esercizio fisico, rapportato a leggeri movimenti, ben studiati e calibrati, per alleviare la tensione muscolare nelle regioni lombari. La futura mamma, poi, dovrà portare particolare attenzione a non assumere posizioni che potrebbero anche favorire la compressione dell’utero sullo stomaco. Per questo, si consiglia di cambiare spesso posizione da seduta o sdraiata, al fine di ridurre il bruciore di stomaco che il reflusso dei succhi gastrici causa verso l’esofago. Un altro suggerimento, anche per contenere l’aumento di peso e del volume del pancione, può essere quello d’indossare una guaina prémaman, con un particolare rinforzo sotto la pancia ed anche dietro la schiena. Attenzione però a non acquistare una fascia troppo stretta, soprattutto a livello delle cosce, in quanto potrebbe ostacolare il ritorno venoso.

Infine, il volume di sangue in circolo, da questa settimana, raggiunge il suo picco, arrivando a circa 5 litri nell’ultimo trimestre, specie della sua parte liquida, il plasma, mentre i globuli rossi non aumentano così vistosamente. Ciò potrebbe portare ad una leggera forma di cosiddetta “anemia da diluizione”, senza particolari conseguenze, però, che non un po’ di stanchezza.

Come cresce il bambino?

Intorno alla 29esima settimana, la formazione di calcio nelle ossa del feto aumenta sempre di più: il suo piccolo ma già formato scheletro infatti, continua a ossificare, mentre polmoni, cervello ed i muscoli in genere maturano continuamente. In questo periodo il feto pesa circa 1300 grammi (e l’incremento sarà ancora più intenso nelle prossime settimane), e la lunghezza, da capo a piedi, può essere intorno ai 41,5 cm. Le sue esigenze nutrizionali diventano, se possibile, ancora più importanti, ed è per questo che, nell’alimentazione della gestante, non devono mai mancare proteine, minerali come ferro e calcio, acido folico e un’alta concentrazione di vitamina C.

La presenza della vernice caseosa, che ha protetto la sua pelle dal rischio di macerazione nel liquido amniotico per tanto tempo, inizia a ridursi, e lo farà fino a scomparire: questo perché, durante la ventinovesima settimana, il grasso sottocutaneo, che svolgeva la funzione di isolante, comincia a trasformarsi da grasso scuro a bianco, considerato una vera e propria riserva nutritiva. In questa fase il piccolo produce circa mezzo litro di urina al giorno, e le sue capacità visive si stanno sempre più affinando, al punto che gira continuamente la testa verso ogni fonte di luce.

Può essere che, ad un esame ecografico, il feto si mostri ancora con i piedi verso il basso (in posizione podalica), non avendo avuto, sin ora, il tempo sufficiente per capovolgersi: in questo ultimo trimestre, comunque, lo farà nella stragrande maggioranza dei casi, mettendosi a testa in giù, come prevede la corretta posizione per un parto naturale.

Nella gravidanza gemellare

In ogni gestazione, il terzo ed ultimo trimestre è fondamentale per lo sviluppo osseo del feto in quanto, ogni giorno, 250 milligrammi di calcio vengono depositati nel piccolo scheletro in via di indurimento. Va da sé che, in una gravidanza gemellare, un tal fabbisogno si deve intendere raddoppiato, considerando quindi un elevato bisogno di questo prezioso minerale, sia per le ossa che per i muscoli dei due feti. La mamma, dunque, dovrà regolarsi in tal senso, ingerendo sostanze ricche di calcio, per sé stessa e per i bebè che porta in grembo.

Stessa necessità raddoppiata anche per l’ingestione di ferro, al punto che il ginecologo potrebbe consigliare un esame del sangue mirato alla verifica di tali livelli, ed eventualmente decidere se vi è la necessità di integratori alimentari. Non solo: per valutare lo stato di salute dei due feti, solitamente viene richiesto un profilo biofisico fetale, od un cosiddetto “Non Stress Test” che consiste nella registrazione dell’attività cardiaca dei piccoli nonché della contrattilità uterina spontanea.

Da rilevare, comunque, che i movimenti, in una gestazione gemellare in queste ultime settimane, pur se sempre più vivaci e frequenti, risultano un po’ attutiti, in quanto lo spazio nell’utero si riduce ogni giorno che passa, e la conta dei calci diventa più ardua, ormai…

I compiti del papà

Nell’ultimo trimestre di attesa, il piccolo, come già abbiamo detto, impara a distinguere e ad amare i rumori e le voci che gli sono diventati già familiari, ancor prima della nascita. Fra tutti, ovviamente, le voci di mamma e papà. Parlare attraverso il pancione della mamma può, anzi, deve diventare un’azione importantissima, anche per il compagno, poiché la comunicazione prenatale influisce positivamente sia sullo sviluppo cognitivo che, addirittura, linguistico del bambino.

Un ottimo “modus operandi”, per il futuro papà, può essere passare qualche momento della serata, vicino alla propria compagna, a leggere a voce alta, magari (perché no?) una storia, o il testo di una canzoncina o di una ninna nanna. La donna ne gioverà in serenità e dolcezza e l’ormai prossimo nascituro non avrà difficoltà a riconoscere immediatamente l’uomo che gli ha dato la vita, attraverso la tonalità e il suono delle sue parole.