Come esseri umani, siamo predisposti sin da prima della nostra nascita all’ascolto. Già dalla ventiquattresima settimana di gestazione, infatti, il senso dell’udito è sviluppato in modo ottimale e permette dunque al piccolo di riconoscere i suoni più familiari, come la voce della mamma e del papà. Questa sensibilità uditiva, all’interno del pancione, è l’unico vero contatto che il bimbo ha inizialmente con il mondo esterno. Per questo motivo i suoni e i rumori che arrivano al suo piccolo orecchio hanno la facoltà di avere un tale impatto sul feto.

Secondo alcuni studi, infatti, l’ascolto di musica durante la gravidanza ha degli effetti benefici sul piccolo. In particolare, l’ascolto di musica classica riesce a calmare e stabilizzare il battito cardiaco del bambino, tranquillizzandolo. Al contrario, l’ascolto di canzoni veloci e molto ritmate potrebbero invece innervosirlo e agitarlo. Secondo alcuni, anche l’ascolto di sonate con degli assoli prolungati di flauto o violino avrebbero un effetto agitante sul bimbo.

Nonostante la grande importanza che viene data alla musica classica, non significa però che questa sia l’unica possibilità di ascolto che dovete offrire al vostro futuro nato. Il bambino, all’interno del pancione, percepisce inconsciamente anche lo stato d’animo della sua mamma. Proprio per questo, è importante trovare della musica che piaccia prima di tutto a chi porta il piccolo in grembo. Se la mamma è calma e felice, sarà più probabile che la melodia scelta avrà lo stesso impatto anche sul bimbo.

Ma i benefici della musica non si fermano solo al periodo della gravidanza. Infatti, secondo alcune ricerche, i bambini che ascoltano musica classica da piccoli hanno un’intelligenza mediamente superiore agli altri. Questo fenomeno risalta soprattutto sulle capacità matematiche e logiche.

In realtà non esiste una vera e propria spiegazione scientifica per motivare questo fatto, nonostante vi siano svariate teorie e siano stati effettuati più esperimenti. Fra le ricerche più famose, la più conosciuta è probabilmente quella sul cosiddetto “Effetto Mozart”. Quest’ultima, svolta nel 1993, dimostra come alcune sonate di Mozart riescano, seppure per una durata ridotta di circa 10-15 minuti, ad aumentare in modo considerevole le capacità spazio-temporali di chi le ascolta. Nonostante il nome dato a questo avvenimento, lo stesso risultato potrebbe essere ottenuto ascoltando sonate di altri compositori.