La ventiseiesima è la settimana di gravidanza che accompagna all’ultimo trimestre la futura mamma. Siamo al termine del sesto mese, e i movimenti del feto, sempre più insistenti, possono provocarle alcuni fastidi dolorosi, come il mal di schiena, oppure nella zona pelvica, o ancora dolori intercostali. E’ tutto nella norma, dovuto alla pressione che esercita il piccolo nella sua crescita. E il pancione in bella evidenza ne è la prova, al punto che può succedere di vederlo muovere anche da fuori.

Cosa cambia nella mamma?

L’aumento di peso della mamma, senza dubbio fisiologico, pur se non deve mai essere eccessivo (così come, comunque, nemmeno insufficiente), e che in linea generale sarebbe ideale se si assestasse sui 9/10 kg al massimo al termine della gravidanza, oltre ai disturbi relativi a schiena e costole, può provocare un intenso gonfiore, localizzato soprattutto alle gambe. Si tratta di un problema, anche in questo caso, che rientra nella normalità del periodo, fra il sesto e il settimo mese di gestazione, e che, più in generale, si protrarrà anche sino alla fine della gravidanza. Molto spesso, il disturbo si manifesta soprattutto di notte, contribuendo, insieme alla pancia gonfia e dura, che può provocare già delle leggere contrazioni, alla necessità di muoversi in continuazione, cambiando spesso posizione e, ovviamente, causando insonnia e stanchezza in genere. In realtà, però, non c’è da preoccuparsi, considerando che si tratta della cosiddetta “sindrome delle gambe senza riposo”, un disturbo che colpisce più del 25% delle mamme in attesa nell’ultimo trimestre. La cura più indicata, senza dubbio, consiste pertanto nel riposare di più, meglio se con le gambe leggermente alzate.

Un altro fattore di cambiamento che ruota intorno alla ventiseiesima settimana è legato ad un ulteriore sintomo a cui prestare attenzione: si tratta del prurito senza esantema, non associato, cioè, ad un arrossamento della pelle, che potrebbe però significare la presenza di una patologia legata ad una sofferenza del fegato, la colestasi gravidica, conosciuta anche come itterizia della gravidanza. Può causare, pur senza allarmismi, un’emorragia post partum dovuta al malassorbimento della vitamina K, ma l’inconveniente può essere tenuto sotto controllo fornendo alla futura mamma integrazioni dello stesso nutrimento essenziale, proprio a partire dalla 26/27esima settimana.

L’utero diventa percepibile a circa 6 cm sopra l’ombelico e, da questo periodo in poi, il pancione, duro e sempre più pesante, crescerà di circa 1 centimetro alla settimana.

Come cresce il bambino?

Il piccolo, intorno alla ventiseiesima settimana, è ormai un fagottino di circa 760/800 grammi, con una lunghezza, da capo a piedi, di circa 35 cm. Ed è proprio in questi giorni che un aspetto importante del suo sviluppo riguarda il suo sistema immunitario, in funzione della prossima uscita nel mondo, assorbendo i propri anticorpi direttamente dalla mamma.

La ventiseiesima settimana, inoltre, viene considerata un punto di riferimento per alcune attività primarie, come l’apertura continua degli occhi, che, per consentire lo sviluppo della retina, erano rimasti chiusi per tutti i mesi precedenti. Inoltre, si completano i nervi delle orecchie, permettendogli di sentire i primi rumori del mondo esterno e, ovviamente, le dolci voci di mamma e papà, già riconosciute.

L’attività cerebrale si sta stabilizzando, già quasi simile a quella di un neonato completo, e anche il suo battito cardiaco diventa sempre più regolare e rapido. Non si contano, poi, i colpetti e i vari movimenti all’interno del pancione, grande sintomo di felicità per la futura mamma che, pur se leggermente disturbata da tanta attività, ne è felice in quanto li percepisce come avviso di buona salute del piccolo. Tra qualche settimana, il bebè inizierà a stare un po’ stretto nell’utero, e dunque le sue capriole diminuiranno, ma lasceranno spazio a calcetti e spinte inequivocabili sulla sua continua crescita, che diventeranno sempre più evidenti quando la futura mamma proverà a distendersi per riposare.

Nella gravidanza gemellare

Diciamo subito che, se in presenza di una gravidanza gemellare, già a partire dalla ventiseiesima settimana, la gestante non sarebbe poi così troppo avanti se cominciasse a preparare il borsone per la clinica, poiché i due feti potrebbero presentarsi all’appuntamento della nascita con un bell’anticipo rispetto alle canoniche 40 settimane. In linea di massima, infatti, i parti gemellari che non hanno visto una gestazione particolarmente complicata, si attestano intorno alle 37 settimane, ma è statisticamente possibile che i piccoli decidano addirittura di anticipare ancora i tempi. E dunque, tutto pronto da oggi!

Scherzi a parte, in linea di massima è davvero consigliabile prepararsi ora, specie se rapportiamo il parto gemellare al raddoppio di tutte le sue caratteristiche, com’è logico che sia. Per esempio, anche sul peso della futura mamma, che potrebbe, se eccessivo, causare disturbi fisici e lo sviluppo di alcune patologie, come gestosi e diabete, pur adottando la “scusa” dei due feti, non si può prescindere dal fatto che alla donna in attesa di gemelli l’aumento non possa andare oltre i 16-20 kg nel corso delle 40 settimane, con un aumento indicativo di non più di 750 grammi ad ogni settimana, dal secondo trimestre.

Ricordiamoci dunque che la possibilità di un parto gemellare prematuro aumenta fra la 26esima e la 30esima settimana, in quanto la pancia diventa gradualmente sempre più stretta per i due feti che, già in questo periodo, insieme possono arrivare a pesare anche intorno ai 2,5 kg e più, quasi il peso di un bambino solo al momento del parto. Si consiglia, da questa settimana in poi, una visita di controllo ogni settimana.

I compiti del papà

Al futuro papà, consigliamo, nei giorni che segnano l’avvio dell’ultimo trimestre, di programmare con la compagna un’ulteriore ecografia, che servirà a verificare insieme la coordinazione delle mani e, in generale, del piccolo, che la coppia imparerà a “conoscere” insieme, in quanto mostrerà il bambino senza dubbio in una maniera più nitida e completa rispetto ai precedenti esami. Seguire questi processi preparatori in sintonia è, per la futura mamma, motivo di grande sicurezza e gioia, argomento da non sottovalutare in un momento di massima preoccupazione e sensibilità
femminile.

Sarà ancora più facile ed emozionante, così, anche per il babbo, cominciare ad immaginare l’espressione e i lineamenti che avrà il proprio bambino, desiderando sempre più di vedere il suo aspetto, pensandolo come una perfetta congiunzione fra se stesso e la compagna. In fondo non manca poi molto, al momento di appendere il fiocco…