La guida al lavoro che una donna deve seguire, è l’articolo 37 della Costituzione. Quest’articolo da una parte stabilisce l’uguaglianza, per cui la donna lavoratrice ha gli stessi diritti dell’uomo e gli stessi stipendi, mentre dall’altro lato, conferma il bisogno di un intervento difensivo nei suoi confronti, affinché le condizioni lavorative le permettano di svolgere il suo ruolo importantissimo nella famiglia. In Italia l’occupazione femminile è al 40,1% (questo è scritto sul Rapporto sul mercato del lavoro 2009-2010 compito dal Cnel), rimangono a tutto oggi molti ostacoli da superare, che arginano le donne nell’esprimere la propria competenza nel mondo del lavoro.

La presenza delle donne italiane sul mercato del lavoro, riguardo la media europea, resta su livelli bassi. Ad influenzare tutto ciò, in modo negativo è legata all’evento maternità e alle esigenze di cura e di assistenza dei figli.

 

 Per rafforzare l’occupazione femminile serve, pertanto di restituire l’importanza al sostegno della famiglia e della maternità, come chiarisce anche il rapporto; “Programma di azioni per inclusione delle donne nel mondo del lavoro ” realizzato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in collaborazione con quello delle Pari Opportunità e che prevede lo stanziamento di 40 milioni di euro.  “ Maternità e famiglia vanno riportate al centro della politica e del dibattito sulle pari opportunità, partendo dal riconoscimento del valore della differenza – si può leggere nel Piano -. Le politiche di pari opportunità non devono cioè ignorare la differenza di genere. La discriminazione si verifica, infatti, non solo quando soggetti uguali vengono trattati in modo diverso, ma anche quando soggetti diversi vengono trattati in modo uguale”.

 

 Secondo il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e quello delle Pari Opportunità è importantissimo far conoscere gli “attrezzi giusti” per appoggiare l‘avanzamento di carriera, contestare la differenza degli stipendi, rispetto ai colleghi uomini e sostenere l’elasticità dell’organizzazione del lavoro aziendale anche tramite l’utilizzo di vari contratti, come il part-time, il lavoro con contratti a progetto ecc. Queste varie tipologie contrattuali sono dette sul Decreto Legislativo 10 ottobre 2003 numero 276.

 

 Con l’attuale piano “Italia 2020” vi sono varie iniziative che “bollono in pentola, ” come ad esempio la sperimentazione della ”buona infanziae l’accrescimento dei servizi di assistenza per i più piccoli; asili nido nei luoghi di lavoro, addirittura quelli della Pubblica amministrazione, o quelli familiari, con le giuste competenze delle “Tagesmutter”, le cosi chiamate “mamme di giorno” che accolgono i bambini nella propria abitazione.

  

Le donne lavoratrici, le troviamo i tanti settori, ma in particolare: nella ristorazione, la Pubblica amministrazione e il settore alberghiero, infatti, qui vi è un maggiore impiego femminile. Però come ben sappiamo, le donne percepiscono sfortunatamente, delle retribuzioni minori rispetto agli uomini.Purtroppo per le donne il mondo del lavoro è ancora un ostacolo da superare, ed come se vi fosse uno sbarramento che sovrasta le donne bloccandole, in modo tale che queste non raggiungono i vertici delle carriere. Risultati consolanti giungono per fortuna dalle proposte d’imprenditoriali femminili, dove possiamo notare un grande incremento lavorativofemminile.

In Italia vi sono degli enti disposti ne dare assistenza, sicurezza e garanzia nel differendo i diritti delle donne:

Commissioni regionali per le pari opportunità (distribuite sul territorio nazionale).

La Commissione Nazionale Italiana, per le parità e i pari vantaggi tra uomo e donna.

Il Comitato Nazionale di Parità. Istituito presso il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, ha vari traguardi da raggiungere, tra cui l’abrogazione degli atteggiamenti discriminanti per sesso e di ogni altro impedimento che limiti l’omogeneità delle donne nel mondo del lavoro e l’avanzamento professionale e di carriera.

In ambito internazionale alcuni organismi s’interessano per “combattere” la parità di tutelare i diritti delle donne, come ad esempio:

1. Commissione per i Diritti della Donna e l’Eguaglianza di genere del Parlamento Europeo

2. Direzione generale Occupazione, Affari sociali e Pari Opportunità dell’Unione Europea.  

3. Direzione Generale per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa

4. Commissione sulla Condizione della Donna (CSW)

5. UNIFEM (Fondo delle Nazioni Unite per le donne)