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Lavoro

Il divario di genere nel mondo del lavoro: gli ultimi dati

Il gap di genere nel mondo del lavoro è una tematica che da qualche decennio ha attirato l’attenzione di molti esperti del settore, accendendo i riflettori su una verità che tutti conoscono da sempre: le donne, in molti contesti di vita, soprattutto quello lavorativo e universitario, subiscono un diverso trattamento salariale. Anche se la nostra Costituzione riconosce la parità di genere anche nel mondo del lavoro, in realtà questo diritto fondamentale non è stato mai reso pienamente effettivo.

Tutti sapevano, tutti tacevano. Scoprire che le donne ricevono un salario inferiore agli uomini non è certo una novità. Sono state vittime di demansionamento o semplicemente venivano loro affidate mansioni non in linea con le loro capacità e competenze. La logica è sempre la stessa: gli uomini sono più capaci. Nonostante tutti avessimo consapevolezza di questa triste verità, in realtà è grazie ad Hollywood che il sistema ha iniziato a cambiare rotta. Molte attrici e cineaste non hanno avuto timore nel mettere in pubblica piazza la differenza salariale di cui erano vittime. Da qui in poi non c’è voluto molto prima che gli studi di genere iniziassero ad evidenziare come queste dinamiche in realtà erano presenti in tutti i contesti lavorativi. Parliamo di episodi purtroppo mai denunciati, perché spesso il timore di perdere il lavoro era più forte di lottare per un proprio diritto.

Prima di accedere al mondo del lavoro, le donne subiscono la prima discriminazione nel mondo universitario. Qui, secondo il nuovo Global Gender Gap Report 2022 del World Economic Forum, le donne sono fortemente sotto-rappresentate nelle facoltà universitarie dove si studiano le materie tecnico-scientifiche (Stem). Questo gap diminuisce nelle università telematiche dove il divario di genere è meno marcato. Negli atenei telematici tra i vari corsi di laurea magistrale LM disponibili online come ad esempio le facoltà STEM (qui assistiamo ad una performance accademica migliore rispetto agli uomini), Informatica, Economia, Giurisprudenza, Psicologia ecc, assistiamo ad una massiccia presenza di donne. Pensiamo ai numerosi corsi online ad esempio dell’Università Telematica Niccolò Cusano o di altri atenei online riconosciuti dal MUR.

Quando le donne accedono al mondo del lavoro il divario tende ad allargarsi. Basti pensare che a pochi mesi dal conseguimento del titolo le donne, rispetto agli uomini, faticano a trovare lavoro. Eppure è stato constatato che il 35% delle donne, in età compresa tra i 25 e i 54 anni, presentano un background formativo più alto, rispetto agli uomini. Eppure a livello europeo, secondo una elaborazione Openpolis, nel 2020 le donne (tra i 20 e 49 anni) che hanno trovato occupazione sono state circa il 73,2% contro l’83,9% degli uomini nella stessa età. Questo divario tende ad ampliarsi o a ridursi in presenza o meno di figli, così: se le donne non hanno figli abbiamo un’occupazione pari a il 76,2% contro il 79,1% degli uomini; se hanno figli il divario tende ad allargarsi con una percentuale che scende al 71,2% contro l’89,1%. Vediamo come la differenza di trattamento segna una discrepanza che passa da 3 a quasi 18 punti di differenza.

Anche i ruoli che si ricoprono nell’azienda sono oggetto di discriminazione. Ad oggi sono ancora troppo poche le donne che occupano posizioni apicali e allorquando vi riescono spesso incontrano ostacoli e opposizioni, soprattutto nel processo decisionale, da parte dei colleghi di genere opposto.

Questa situazione si è inasprita con la pandemia da coronavirus. Le donne sono state le maggiori vittime dei licenziamenti e alle più fortunate è stata riservata la cassa integrazione. Anche la reintegrazione non è stata agevole in quanto ancora una volta sono gli uomini ad essere stati preferiti alle donne.

Nel Global Gender Gap Report 2022 la nazione che risulta essere più paritaria è l’Islanda dove il gap è stato colmato al 90%. A seguire troviamo Finlandia, Norvegia, Nuova Zelanda, Svezia, Ruanda, Nicaragua, Namibia, Irlanda, Germania. L’Italia, purtroppo, si posiziona solo al 63esima a livello mondiale e al 25esima in Europa.

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